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"Infanzia distrutta", la storia di abusi e violenze di Alvaro: il racconto prima di morire

"Infanzia distrutta", la storia di abusi e violenze di Alvaro: il racconto prima di morire

Alvaro Del Cristo Godoy, 65 anni, racconta a El País gli abusi e le violenze subiti da bambino in un centro religioso: dopo decenni di silenzio, cerca giustizia prima dell’eutanasia autorizzata per le sue condizioni di salute.

Alvaro Del Cristo Godoy, 65 anni, ha deciso di raccontare gli abusi sessuali e le violenze che sostiene di aver subito da bambino nel centro San Juan de Dios, nelle Isole Canarie. In attesa dell’eutanasia, autorizzata per le sue gravi condizioni di salute, l’uomo ha scelto di rompere un silenzio durato oltre cinquant’anni per chiedere giustizia e dare voce a un dolore mai superato.

“Infanzia distrutta”, la storia di abusi e violenze di Alvaro: il racconto prima di morire

«Prima di morire volevo raccontare tutto». È con queste parole che Alvaro Del Cristo Godoy, 65 anni, ha deciso di rendere pubblica la drammatica esperienza degli abusi sessuali e delle violenze fisiche subiti durante l’infanzia. L’uomo, residente nella Comunità Valenciana, ha ottenuto l’autorizzazione all’eutanasia da parte della commissione competente, a causa di un dolore definito «cronico, irreversibile e non alleviabile».

La data indicata per la procedura è l’11 febbraio 2027. Prima di arrivare a questo momento, ha scelto di affidare la propria testimonianza al quotidiano spagnolo El País, nella speranza di ottenere finalmente ascolto e giustizia per quanto vissuto da bambino.

La vicenda risale al 1972, quando Alvaro aveva circa 11 anni e frequentava il centro San Juan de Dios, a Gran Canaria, una struttura destinata all’educazione e all’assistenza di minori con disabilità o in condizioni di fragilità sociale.

Orfano di padre dall’età di cinque anni, il bambino soffriva di ADHD e di un problema al ginocchio, successivamente identificato come osteocondrite dissecante. Fu la madre a iscriverlo alla scuola, senza immaginare ciò che sarebbe accaduto. Secondo il racconto della vittima, proprio in quell’ambiente avrebbe subito abusi dall’uomo che all’epoca dirigeva l’infermeria, mentre il responsabile della mensa lo avrebbe aiutato a immobilizzarlo durante una violenza sessuale.

Godoy ha ricordato di aver inizialmente assistito a episodi che lo avevano spaventato, senza riuscire a comprenderne pienamente la gravità. In seguito, l’uomo avrebbe approfittato della sua vulnerabilità, presentandosi come una figura paterna e convincendolo a sottoporsi a un presunto controllo medico. Il bambino racconta di essere stato aggredito sessualmente e di aver tentato invano di liberarsi, finché l’allarme antincendio non interruppe l’episodio. Prima di lasciarlo andare, secondo la sua testimonianza, l’uomo lo avrebbe minacciato, sostenendo che quanto accaduto dovesse rimanere un segreto e tirando in ballo la volontà di Dio e la sicurezza della sua famiglia.

«Mi hanno distrutto l’infanzia, mi hanno reso una persona diffidente. Ho vissuto nella paura e nella vergogna», ha raccontato Godoy a El País. «Ero un bambino abusato con una vita spezzata, e non voglio morire con questo peso dentro di me».

Le denunce, il silenzio delle istituzioni e le nuove indagini sulla storia di Alvaro

Alle presunte violenze sessuali si sarebbero aggiunti gravi maltrattamenti fisici. Godoy ha riferito a El País di essere stato picchiato dall’uomo davanti agli altri bambini, riportando lesioni al naso e alle costole, e di essere stato scaraventato giù da un pendio alto circa tre metri. Nonostante le difficoltà motorie, sarebbe poi riuscito a tornare a casa con le stampelle. La madre, nel frattempo, era stata contattata dalla struttura e informata di presunti comportamenti problematici del figlio. Quando il bambino provò a raccontarle ciò che sosteneva di aver subito, secondo la sua testimonianza, non venne creduto.

A 16 anni, durante un ricovero ospedaliero per un intervento al ginocchio, Godoy avrebbe cercato di segnalare al direttore del centro le aggressioni ma le sue parole non furono accolte, gli venne suggerito di interpretare diversamente gli atteggiamenti del religioso. Gli fu inoltre riferito che l’uomo era stato trasferito in Africa. L’Ordine ospedaliero ha successivamente confermato il trasferimento in Camerun, avvenuto nel 1977, e l’uscita del religioso dall’istituzione nel dicembre dello stesso anno, senza che siano state rese note le ragioni di queste decisioni.

Nel 2017, dopo molti anni di silenzio, Godoy aveva tentato di segnalare formalmente gli abusi alla diocesi delle Isole Canarie. La vicenda è tornata al centro dell’attenzione nell’aprile 2026, quando l’uomo ha presentato una segnalazione al Defensor del Pueblo, l’istituzione spagnola che svolge funzioni di difesa dei diritti dei cittadini, e ha contattato anche gli organismi per la tutela dei minori della diocesi di Valencia e dell’Ordine ospedaliero.

Il 9 ottobre 2026, secondo quanto riferito dal quotidiano spagnolo, l’Ordine di San Juan de Dios ha annunciato di aver sospeso il religioso dalle sue funzioni e di aver avviato nei suoi confronti un procedimento canonico.

Per Godoy il gesto di parlare pubblicamente ha soprattutto un significato personale: rompere un silenzio durato decenni e impedire che la propria esperienza resti sconosciuta. «Raccontare la mia storia è un modo per cercare giustizia e per non sentirmi più solo», ha spiegato.

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