Negli ultimi mesi il costo dei carburanti ha spinto al rialzo le discussioni in Parlamento. Dopo una serie di riduzioni delle accise introdotte a marzo, il Consiglio dei Ministri si è nuovamente confrontato su come arginare l’impennata di prezzo alle pompe.
Il provvedimento che avrebbe dovuto attivare le accise mobili non è mai stato pubblicato, e il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha riferito che la questione è ancora in fase di valutazione.
Nel frattempo, il governo ha preferito impiegare le entrate aggiuntive derivanti dall’IVA, registrate a settembre a causa del caro carburanti per sostenere il bilancio dello Stato.
La sospensione delle accise mobili: cosa prevede la decisione
Il 16 settembre il Consiglio dei Ministri aveva approvato il quindicesimo intervento sul taglio delle accise, riducendo del 12,2 cent per litro il diesel dal 18 al 25 settembre, e di 6,1 cent fino al 5 ottobre.
Il piano doveva includere il meccanismo delle accise mobili, ossia la possibilità di utilizzare l’extragettito IVA per abbassare ulteriormente l’imposta sul consumo.
Motivazioni fiscali e obiettivi di bilancio per il 2026
Il Documento programmatico di finanza pubblica prevede per il 2026 un deficit al 2,9 % del PIL soglia che consentirebbe all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione europea.
Per rispettare questo limite, il governo ha deciso di trattenere le risorse derivanti dall’extragettito IVA, stimato in più di 170 milioni di euro a settembre, evitando di trasferirle a un ulteriore sconto fiscale.
Il price cap sui carburanti: la risposta di Eni e il contributo di solidarietà
Parallelamente alla decisione sulle accise, le compagnie energetiche hanno confermato il price cap a 2,25 euro al litro livello fissato per contenere eventuali picchi di mercato. Un portavoce di Eni ha dichiarato che la politica commerciale è “responsabile” e che il tetto dei prezzi sarà mantenuto finché le quotazioni internazionali lo richiederanno. La scorsa settimana la società ha comunicato un prezzo di 2,21 euro per il gasolio.
Il contributo di solidarietà e l’adesione dei distributori
Come parte di un accordo con Palazzo Chigi, è stato istituito un “contributo di solidarietà” sotto forma di price cap, al quale hanno aderito più di 10 mila punti vendita ovvero oltre la metà dei distributori nazionali. I gestori indipendenti hanno lamentato una concorrenza sleale, ma il governo sostiene che il meccanismo incide solo marginalmente sui margini dei rivenditori.
Conseguenze per gli automobilisti: bollo, limiti di potenza e futuro delle misure
Nel frattempo, il premier ha annunciato la cancellazione del bollo per le auto a potenza inferiore a 80 kW e per i motocicli, ma la misura è finanziata solo per l’anno delle prossime elezioni. Gli automobilisti dovranno comunque convivere con la sospensione, per un anno, del bollo auto e con il tetto ai prezzi imposti da Eni, Q8 e IP, che verrà adeguato di sei centesimi per tenere conto dell’aumento delle imposte.
Il governo rimane pronto a intervenire nuovamente con le accise mobili se la situazione dei prezzi dovesse peggiorare, ma la decisione finale dipenderà dal ripristino completo del price cap nelle prossime ore. Per il momento, i 170 milioni di euro disponibili sono destinati al rafforzamento del saldo di bilancio, a scapito di ulteriori agevolazioni per i consumatori di carburante.
