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Inquinamento da cocaina: gli effetti devastanti sui salmoni

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Gli effetti della cocaina e del suo metabolita sui salmoni atlantici, il risultato della ricerca austro-svedese apre domande e dubbi per il futuro della catena alimentare delle specie e di chi consuma questo prodotto.

In questo mondo messo sotto scacco da guerre e cambiamenti climatici si è perso di vista l’interesse e l’importanza della flora e la fauna per il benessere animale e dell’essere umano dando per scontato che non vi sia un modo per cambiare le cose o quantomeno di valutarle con attenzione in modo da comprenderne gli impatti.

Le droge e gli effetti sugli ecosistemi naturali

Le droghe non danneggiano solo chi le assume ma il loro utilizzo si ripercuote su tutta la catena di vita anche quella animale dato che restano tracce dell’uso delle sostanze oltre che nell’ambiente anche negli animali che popolano le città.

Un primo esempio di ciò è stato fatto dall’Università Federico II di Napoli nel 2018 che ha notato come la presenza di particelle di droghe nei fiumi italiani stessero mettendo in grave pericolo le anguille, specie già di natura a rischio estinzione.

Questo tipo di studi si è allargato anche all’Europa confermando un aumento considerevole del consumo di Cocaina e Ketamina con impatti negativi per le specie marine presenti nel continente.

Inquinamento da cocaina, i danni per i salmoni

L’ultima ricerca emersa è stata fatta in collaborazione tra l’Università Griffith in Australia e l’Università di Scienze Agrarie della Svezia che hanno deciso di testare gli effetti dell’inquinamento da cocaina su 105 giovani salmoni atlantici che nuotavano nel lago di Vättern in Svezia.

La ricerca ha previsto la divisione in 3 gruppi – uno senza sostanze, il secondo con rilascio di cocaina ed il terzo a contatto con la benzoilecgonina ovvero il metabolita prodotto dal corpo umano dopo l’assunzione di cocaina.

I risultati hanno mostrato come i pesci “dopati” abbiano percorso molta più strada, circa 13-14 km in più e abbiano avuto nel cervello un accumulo di 43 ng/g di cocaina e di 34 ng/g per il metabolita derivante dal suo uso.

Il dato è allarmante perché è il medesimo che si riscontra nei pesci che nuotano nei mari e negli oceani delle grandi città perché lì vengono riversati i resti dell’utilizzo della cocaina.

Ciò che è emerso, come riporta Il Fatto Quotidiano è che le nostre dipendenze non hanno impatti solo sulla salute umana ma anche la catena alimentare naturale. Per il momento però chi consuma pesce può stare tranquillo perché non vi sono pericoli per l’uomo dato il valore residuo della sostanza.