Nel 2026 l’economia toscana ha mostrato una dinamica complessa: il prodotto interno lordo regionale è cresciuto dello 0,4%sotto la media nazionale dello 0,5%, con performance fortemente influenzate dall’andamento dei settori produttivi e dei flussi commerciali internazionali. Questo bilancio fotografico evidenzia una crescita contenuta ma non priva di elementi positivi, in particolare sul fronte dell’export e del reddito delle famiglie.
I dati di fine anno rivelano punte di forza e zone di debolezza: mentre alcune industrie hanno sofferto nella prima parte dell’anno, nella seconda si è registrato un moderato recupero della manifattura; allo stesso tempo il credito alle famiglie e l’intervento pubblico hanno svolto un ruolo di sostegno nella ripresa di certe attività.
Esportazioni in forte espansione e composizione settoriale
Le vendite all’estero della regione sono aumentate del 21,3%un balzo trainato soprattutto dall’export di metalli preziosi e di prodotti farmaceuticiche hanno visto volumi quasi raddoppiati. In particolare, la domanda estera verso gli Stati Uniti ha favorito il comparto farmaceutico, mentre altri segmenti tradizionali come le bevande e i prodotti alimentari hanno segnato flessioni.
Il sistema moda e la manifattura
Il settore della moda ha contenuto il calo del fatturato grazie a un modesto recupero della domanda estera; tuttavia i livelli produttivi restano inferiori a quelli antecedenti la crisi iniziata nel 2026. La manifattura, dopo una fase di debolezza, ha mostrato segni di miglioramento nella seconda metà dell’anno.
Costruzioni, servizi e turismo: andamenti differenziati
Nel comparto delle costruzioni il valore della produzione è salito grazie principalmente alle opere pubblichementre l’attività dell’edilizia privata è rimasta debole nonostante un recupero del mercato immobiliare. Il settore dei servizi ha registrato una lieve crescita, supportato dalla spesa delle famiglie, mentre l’agricoltura ha mostrato un lieve calo del valore aggiunto.
Per il turismo il bilancio è stato sostanzialmente di stabilità: le presenze nelle strutture ricettive non hanno registrato variazioni rilevanti, con una contrazione dei visitatori italiani compensata da un aumento degli stranieri (+1,1%). In crescita sono risultate le forme di ospitalità legate al turismo culturale e rurale, come ostelli e agriturismie le locazioni brevi, che hanno rappresentato quasi il 20% dei pernottamenti.
Lavoro, redditi e credito: segnali positivi ma limiti strutturali
Il mercato del lavoro regionale è rimasto stabile: il tasso di attività si è attestato al 73,7%superiore alla media nazionale, e il tasso di disoccupazione è rimasto basso, al 4,3% contro il 6,1% nazionale. Le retribuzioni nominali hanno continuato a salire per effetto di rinnovi contrattuali, ma i salari reali non hanno ancora recuperato le perdite accumulate tra il 2008 e il 2026 a causa dell’inflazione.
Il reddito delle famiglie è aumentato dell’1%con consumi in crescita dello stesso ordine; il credito al settore privato è tornato a espandersi (+1%), guidato in particolare dall’incremento dei mutui per i giovanispesso agevolati da garanzie pubbliche per l’acquisto della prima casa. Inoltre, quasi il 90% delle imprese industriali e dei servizi ha chiuso il bilancio in utile o in pareggio.
Investimenti pubblici, digitalizzazione e vulnerabilità esterna
Gli investimenti pubblici hanno fornito un contributo rilevante alla dinamica economica regionale, alimentati in parte dai progetti derivanti dal PNRR. L’azione di spesa degli enti locali è stata facilitata da un miglioramento degli equilibri di bilancio di Province e Comuni, e gli investimenti in ICT hanno potenziato l’offerta di servizi pubblici digitali.
Non mancano però rischi significativi: il blocco di rotte marittime strategiche ha spinto al rialzo i prezzi energetici, contribuendo a una ripresa delle tensioni inflazionistiche che potrebbe comprimere i consumi. Le imprese, pur prevedendo per lo più stabilità nei ricavi, mostrano aspettative negative sugli investimenti per l’anno successivo.
Vendite al dettaglio e mercato immobiliare: segnali diversi
I dati commerciali evidenziano uno scarto tra valore e volume delle vendite: a livello nazionale le vendite al dettaglio in valore sono aumentate, mentre i volumi restano in calo, con il comparto alimentare in flessione e l’ecommerce in forte crescita, segno di una compressione del potere d’acquisto delle famiglie e di una progressiva delocalizzazione dei consumi verso il canale online.
Sul fronte immobiliare, l’analisi delle compravendite del 2026 mostra che l’81,5% degli acquisti riguarda la prima casa, il 15,2% è destinato all’investimento e il resto alle seconde case; i compratori sono principalmente coppie e famiglie ma cresce la quota di single e la presenza di acquirenti stranieri. Tra i venditori prevalgono motivazioni legate alla necessità di liquidità e al miglioramento della qualità abitativa, con una quota consistente di venditori over 65.
Nel complesso, la regione chiude il 2026 con elementi di resilienza ma anche con alcune fragilità strutturali che potrebbero influire sulla traiettoria di crescita nel breve termine.
