Il rapimento e il successivo rilascio della giornalista americana Shelly Kittleson a Baghdad riportano l’attenzione sulle condizioni di sicurezza per i reporter che operano in aree ad alta instabilità. Il caso coinvolge la milizia filoiraniana Kataeb Hezbollah e si inserisce in un contesto più ampio di tensioni politiche e scambi negoziali che, secondo fonti internazionali come The New York Times, hanno portato alla liberazione della giornalista dopo circa una settimana di prigionia.
Rilascio della giornalista Shelly Kittleson e dinamica del sequestro a Baghdad
La giornalista americana Shelly Kittleson, collaboratrice anche di diverse testate italiane e internazionali come Il Foglio, ANSA e Foreign Policy, è stata liberata il 7 aprile, circa una settimana dopo il rapimento avvenuto a Baghdad. Il sequestro era stato compiuto nei pressi dell’Hotel Palestine da membri della milizia filoiraniana Kataeb Hezbollah, gruppo integrato nelle forze irachene.
Secondo quanto riportato da fonti della sicurezza e confermato anche dal The New York Times, il rilascio sarebbe avvenuto nell’ambito di una trattativa che ha coinvolto il governo iracheno e, indirettamente, anche interlocutori internazionali, con uno scambio legato alla liberazione di alcuni detenuti appartenenti alla stessa milizia.
Iraq, rilasciata la giornalista americana Shelly Kittleson: “Deve lasciare subito il Paese”
Il rapimento di Shelly Kittleson non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in una serie di azioni attribuite alla milizia Kataeb Hezbollah. La reporter, 49 anni, da tempo attiva come inviata specializzata in Medio Oriente, è stata prelevata il 31 marzo mentre si trovava a Baghdad per svolgere il proprio lavoro giornalistico. Un video diffuso successivamente mostrerebbe il momento in cui viene circondata e caricata su un veicolo da due uomini.
In un comunicato, Abu Mujahid al-Assaf, funzionario della sicurezza di Kataeb Hezbollah, ha dichiarato: “Riconoscendo le posizioni nazionali del primo ministro uscente, abbiamo deciso di rilasciare l’imputata americana Shelly Kittleson, a condizione che lasci immediatamente il Paese“. La giornalista, che lavora da anni nella capitale irachena per varie testate tra cui Politico e Al-Monitor, era stata avvertita poco prima del rapimento dal Dipartimento di Stato americano circa i rischi per la sua sicurezza. Il caso si inserisce in un contesto già noto: nel 2023 la stessa milizia aveva sequestrato Elizabeth Tsurkov, trattenendola per oltre due anni.
Iraqi Hezbollah releases footage of American journalist Shelly Kittelson in captivity, showing her “admitting” she gathered intelligence on Shia militias for the U.S. consul in Baghdad.
They say she will be freed and must leave Iraq immediately. https://t.co/M8nTZaFNRC pic.twitter.com/bUiqbTiCCm
— Open Source Intel (@Osint613) April 7, 2026