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Israele richiede l’estradizione del copilota dell’attacco aereo

Israele richiede l’estradizione del copilota dell’attacco aereo

Il tentato dirottamento di un volo Flydubai ha scatenato richieste di estradizione e un acceso dibattito diplomatico.

Il volo Flydubai FZ1073, partito da Dubai con destinazione Tel Aviv, ha vissuto un drammatico episodio di quasi dirottamento. A bordo c’erano circa 174 passeggeri, per lo più israeliani, e quattro bambini. A pochi minuti dalla rotta, il copilota, cittadino omanita, ha aggredito il comandante con un’arma improvvisata, pronunciando la frase “Uccidetemi” e cercando di far precipitare l’aereo.

Grazie all’intervento di alcuni passeggeri, l’attacco è stato neutralizzato e l’aeromobile è riuscito a atterrare in sicurezza a Tabuk, in Arabia Saudita.

Israel chiede l’estradizione del copilota

Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir ha utilizzato il profilo X per denunciare il gesto come “terroristico” e ha promesso di chiedere al governo l’estradizione del responsabile.

Ben Gvir ha affermato: “Chiunque abbia pianificato di far schiantare un aereo e uccidere 180 israeliani dovrebbe essere estradato in Israele e pagare qui il prezzo più alto”. La richiesta prevede il coinvolgimento del ministero della Giustizia e delle autorità diplomatiche, con l’obiettivo di far fronte al fatto in tribunale israeliano.

Motivi del ministro Ben Gvir

Ben Gvir sostiene che il gesto rappresenta un atto di odio verso lo Stato ebraico e ha definito il futuro destino del pilota come “un inferno in terra”. Il ministro ha sottolineato la necessità di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per garantire che il responsabile risponda delle proprie azioni davanti alla giustizia israeliana.

Indagini internazionali e dichiarazioni dei leader

Il copilota è stato trattenuto inizialmente in Arabia Saudita, dove l’aereo è atterrato. La mancanza di relazioni diplomatiche tra l’Oman – paese d’origine del copilota – e Israele complica qualsiasi trasferimento diretto. Tuttavia, gli Emirati Arabi Uniti, che mantengono legami diplomatici con Israele, hanno già ricevuto il sospetto per una prima fase di indagine.

Commissione d’inchiesta degli Emirati

Il procuratore generale degli Emirati Arabi Uniti, Hamad Saif Al Shamsi ha disposto la costituzione di una commissione d’inchiesta per analizzare le dinamiche dell’incidente. La commissione collaborerà con le autorità saudite, statunitensi e israeliane per ricostruire gli eventi e determinare eventuali responsabilità penali o di natura terroristica.

Le parole di Benjamin Netanyahu

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu ha parlato a Fox News sottolineando che l’aggressore era stato radicalizzato dall’Islam e che il suo intento era quello di compiere un suicidio di massa, come dimostra la frase “Uccidetemi” pronunciata durante l’attacco. Netanyahu ha inoltre indicato che, sebbene non sia ancora chiaro un eventuale coinvolgimento di Iran le autorità stanno monitorando possibili collegamenti. Ha lodato il coraggio dei passeggeri israeliani, definendo l’intervento una prevensione di una tragedia simile all’11 settembre.

L’amministrazione israeliana ha già inviato una squadra di investigatori per assistere le autorità saudite nell’interrogatorio del copilota. Parallelamente, il presidente israeliano Isaac Herzog sta valutando la possibilità di riconoscere i quattro passeggeri che hanno neutralizzato l’attacco con un premio al valore civile.

Le trattative per l’estradizione dovranno affrontare la mancanza di un trattato bilaterale di estradizione tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti. Nonostante ciò, le relazioni recenti tra i due stati, avviate con gli Accordi di Abramo, potrebbero facilitare un accordo di emergenza. Nel frattempo, le autorità saudite continuano a esaminare le motivazioni dell’attacco, valutando scenari che vanno dal terrorismo internazionale a disturbi mentali.

Le indagini saranno proseguite nei prossimi giorni, con la speranza di chiarire il ruolo di eventuali reti esterne e di definire con precisione le responsabilità penali del copilota. Il caso evidenzia, inoltre, la crescente complessità delle cooperazioni internazionali in materia di sicurezza aerea.

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