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Istat, disoccupazione scende ma cresce l’inattività: i giovani in difficoltà

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Istat, la disoccupazione scende a dicembre 2025, ma i dati sul lavoro restano contrastati: crescono inattivi e disoccupazione giovanile, mentre il miglioramento riguarda solo una parte del mercato.

I dati diffusi dall’Istat parlano di segnali parzialmente incoraggianti sul fronte del lavoro. Non una svolta, piuttosto un avanzamento prudente. A dicembre 2025, secondo le stime dell’Istituto nazionale di statistica, la disoccupazione scende al 5,6 per cento, in calo rispetto al 5,7 per cento registrato a novembre.

Istat, disoccupazione scende: i numeri che migliorano e quelli che frenano

Un livello che, va ricordato, a novembre aveva toccato il punto più basso dal 2004. Quali sono i dettagli dei dati Istat e quale fotografia restituiscono del nostro Paese attualmente?

Il comunicato dell’Istat, letto riga per riga, restituisce però un quadro meno lineare. Perché se il numero complessivo dei disoccupati diminuisce, non tutti i segmenti del mercato del lavoro si muovono nella stessa direzione. I giovani, per esempio. Qui il dato cambia segno. Mentre la disoccupazione in termini generali scende, la disoccupazione giovanile sale e si attesta al 20,5 per cento. Una percentuale che resta alta e che, soprattutto, cresce mentre il dato generale migliora.

È uno di quei paradossi che i numeri sanno costruire bene. Meno disoccupati nel totale, ma più giovani senza lavoro. E non è un dettaglio. L’Istat lo segnala chiaramente nelle sue note metodologiche, senza giri di parole. Dietro c’è un mercato che assorbe con fatica chi entra. O rientra… Intanto, nei palazzi romani dove questi numeri vengono letti e riletti, il dato sicuramente fa discutere. Anche perché arriva dopo mesi complessi, senza strappi ma neppure accelerazioni decise.

Istat, disoccupazione scende ma cresce l’inattività: il nodo giovani

C’è poi un altro numero che merita molta attenzione. Ed è quello sull’inattività, l’Istat certifica una crescita del tasso di inattività, che a dicembre 2025 arriva al 33,7 per cento. Un valore alto, sicuramente in aumento… con una sola eccezione: la fascia d’età 15-24 anni, dove l’inattività risulta in lieve diminuzione.

Quindi quale quadro si delinea per la disoccupazione secondo questi dati? Diciamo che vanno letti con calma… Meno inattivi tra i giovani non significa automaticamente più occupati. Significa, piuttosto, che più ragazzi e ragazze stanno cercando lavoro. Entrano nel mercato certo, si muovono. Ma spesso accade che ne restano fuori… E finiscono, statisticamente, tra i disoccupati, non vengono assorbiti dalle aziende, dall’economia. È anche per questo che la disoccupazione giovanile cresce mentre quella complessiva cala.

Nel quarto trimestre del 2025, rispetto al trmestre precedente, l’Istat registra una diminuzione delle persone in cerca di lavoro pari al -5,3 per cento. Allo stesso tempo, aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni: +0,3 per cento. Numeri piccoli, in apparenza. Ma costanti. E quando li metti in fila raccontano una tendenza. Questi dati potrebbero essere un segnale di sfiducia da parte di quella fetta di giovani che “provano”, ma successivamente non vengono confermati o comunque collocati.

Il confronto su base annua rafforza questa lettura. Rispetto a dicembre 2024, le persone in cerca di impiego diminuiscono del 13,8 per cento. Un dato netto certamente ma nello stesso periodo, cresce dell’1,3 per cento il numero degli inattivi nella fascia 15-64 anni. Ancora loro. Quelli che non lavorano e non cercano lavoro. O che smettono di cercarlo.

È tutto scritto nei dati ufficiali dell’Istat. Solo numeri. Che però, messi insieme, raccntano un Paese dove la disoccupazione scende, sì. Ma dove il lavoro continua a non raggiungere tutti. E soprattutto non i più giovani, un parziale miglioramento per il momento. Complice forse l’economia globale che influenza inevitabilmente anche quella nazionale e di conseguenza la fiducia nel mondo del lavoro.