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Licenziamenti alla Pam dopo il test del finto cliente: la polemica

Licenziamenti alla Pam dopo il test del finto cliente: la polemica

Il caso dei licenziamenti dopo il test del finto cliente alla Pam sembra sollevare dubbi sui metodi di controllo interni. Sindacati e lavoratori chiedono chiarimenti e un confronto diretto con l’azienda.

Tre dipendenti della catena Pam sono stati licenziati dopo che non avrebbero superato quello che, tra gli addetti ai lavori, chiamano “test del carrello” oppure anche “del finto cliente”. Una sorta di prova a sorpresa, raccontata anche da La Nazione e da Open, che mette i lavoratori davanti a ispettori travestiti da clienti comuni, ma non sarebbe questo il punto centrale della questione…

Pam e il test del finto cliente e la storia dei tre lavoratori

Cosa è accaduto? Nel carrello, alcuni prodotti nascosti, i tre lavoratori dipendenti non sarebbero stati in grado di rilevare la presenza di questi prodotti così riportano, questo il motivo della contestazione disciplinare. In questi tre casi, addirittura sembrerebbe essere scattato il licenziamento per giusta causa…

Il primo episodio a Siena, 62 anni, impiegato nel punto vendita del centro commerciale Porta Siena e anche delegato sindacale. Sempre La Nazione ricorda che fu sottoposto al test due volte. La seconda non individuò gli articoli nascosti e l’azienda a questo punto lo avrebbe allontanato. Altra storia ancora a Livorno, altri due lavoratori, Tommaso, quasi trent’anni di servizio, e Davide, oltre vent’anni alle casse, sembrerebbero aver vissuto lo stesso copione…

Test, prodotti nascosti ma anche qui mancata individuazione dopo il test del finto cliente a questo punto il licenziamento. Una sequenza che scorre veloce, quasi meccanica, mentre la polemica da fuori cresceva.

Sindacati, preoccupazioni e nuove polemiche sul metodo Pam test finto cliente

La reazione dei sindacati dopo la vicenda del test del finto cliente alla Pam, evidentemente non si è fatta attendere… ed ecco infatti che Sabina Bardi, responsabile UilTucs Toscana per l’area Livorno, ha parlato apertamente di «imboscata» (cit. Open). Secondo la Bardi non si tratterebbe solo di un test o di una semplice verifica, ma di pressioni psicologiche indebite—così le ha definite—che metterebbero i lavoratori in una posizione impossibile. Anche perché, dice, non puoi chiedere a un cassiere di far la guardia come un investgatore.

A Siena è intervenuto Massimiliano Fabozzi, segretario di Filcams Cgil: «Non sono poliziotti», ha ricordato secco. Il sindacato considera il test del carrello un metodo scorretto, perfino discriminatorio, che non può giustificare un licenziamento. Nel caso di Giomi, la Cgil ha già annunciato la richiesta di reintegro e non esclude una mobilitazione al più presto…

E la politica? Anche Avs ha definito «inaccettabile» un licenziamento basato su «prove arbitrarie». L’annuncio è netto: porteranno la questione in Parlamento. Nel frattempo, il 20 novembre ci sarà un incontro a Roma, faccia a faccia tra sindacati e azienda. Chissà se basterà a fermare una vicenda che, per molti, è diventata simbolo di qualcosa di più grande.

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