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Janfada: l’Iran mobilita civili armati contro minacce interne

Janfada: l’Iran mobilita civili armati contro minacce interne

L'Iran accentua la campagna Janfada, trasformando cittadini comuni in forze paramilitari per difendere la rivoluzione.

Nel bel mezzo del conflitto con Stati Uniti e Israele, le autorità iraniane hanno avviato una vasta operazione di reclutamento civile denominata Janfada, che letteralmente significa “coloro che si sacrificano per la vita”. Lanciata a fine marzo, la campagna si propone di formare volontari – uomini, donne e adolescenti – pronti a integrare le fila delle forze di sicurezza statali, sia contro minacce interne che esterne.

Rete di piazze e centri di addestramento su scala nazionale

Le forze del Basij, braccio del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), hanno installato stand e postazioni in numerose città, dalle metropoli come Tehran e Isfahan alle sedi più piccole di Zanjan, Shiraz, Kerman, Mashhad, Bojnord e Ahvaz. Secondo le dichiarazioni di Ali Kowsari, vice responsabile della formazione del Basij, l’obiettivo è occupare almeno una o tre piazze principali in ciascuna delle 31 province, con un minimo di quattordici piazze a Tehran.

Queste aree fungono da centri di addestramento, esposizione di equipaggiamento e punti di registrazione per i volontari.

Attività di addestramento e reazioni sul territorio

Alle postazioni di reclutamento si svolgono esercitazioni pratiche che includono l’uso di pistole, fucili d’assalto e caricatori, oltre a dimostrazioni di caricamento di munizioni reali. Alcuni cittadini descrivono le serate come veri e propri spettacoli, dove «si suonano canti rivoluzionari, si sente il rumore delle armi e talvolta si organizzano piccoli concorsi per vincere premi».

In Gilan, ad esempio, un residente ha riferito di vedere regolarmente stand nei quartieri, gestiti prevalentemente da uomini anziani, e di sentirsi turbato dal rumore e dall’ostruzione del traffico. Il 15 ottobre, a Rasht, le proteste contro il rumore hanno degenerato in una rissa, documentata da video sui social media. Nella stessa regione, a Karaj (provincia di Alborz), le autorità hanno avvisato i cittadini dell’imminente utilizzo di esplosivi e di forti suoni durante le esercitazioni.

Coinvolgimento delle scuole e dei giovani

Il Ministero dell’Istruzione, guidato da Alireza Kazemi, ha annunciato che il Basij sta registrando “studenti Janfada” nelle scuole, pianificando ulteriori cerimonie e attività di mobilitazione per i più giovani nelle prossime settimane. Il reclutamento scolastico si inserisce in un più ampio discorso del governo che vuole mostrare che «il popolo sostiene la Repubblica Islamica e la rivoluzione».

Numeri dichiarati, discrepanze e critiche internazionali

Il portale ufficiale della campagna riporta oltre 33 milioni di iscritti, una cifra che corrisponde a più di un terzo della popolazione totale e a più della metà dei cittadini sopra i 12 anni. Tuttavia, analisi indipendenti del codice sorgente del sito hanno rilevato meno di quattro milioni di registrazioni effettive, con la semplice richiesta di un numero di telefono, senza necessità di fornire il codice fiscale nazionale. Le autorità hanno difeso la campagna, affermando che i volontari potranno essere impiegati in future operazioni di soccorso, servizi sociali, supporto mediatico e persino nella riduzione del consumo di risorse come carburante ed energia, per alleviare la pressione delle sanzioni.

Organizzazioni per i diritti umani di cittadini all’estero hanno definito queste iniziative «campagne di intimidazione», accusando il governo di sfruttare la tensione post-proteste di gennaio, in cui migliaia di manifestanti sono stati uccisi. Il governo, dal canto suo, descrive le proteste come tentativi di colpo di Stato orchestrati dagli Stati Uniti e da Israele e respinge le conclusioni di una missione investigativa delle Nazioni Unite, che aveva denunciato crimini contro l’umanità.

Secondo il prof. Mehran Kamrava della Georgetown University in Qatar, la guerra in corso ha aperto nuove opportunità per gli elementi più rivoluzionari della politica iraniana. Citando il detto «le rivoluzioni sono come andare in bicicletta: per non cadere bisogna pedalare forte», egli suggerisce che la mobilitazione Janfada serve a mantenere la rilevanza di questi gruppi, rinforzando l’attitudine di assedio e la fedeltà ideologica verso la rivoluzione.

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