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L'ANM avverte: il decreto sicurezza è una risposta breve

L'ANM avverte: il decreto sicurezza è una risposta breve

Il presidente dell'ANM denuncia l'uso di nuove fatture di reato come risposta ai fatti di cronaca.

Nel pomeriggio di oggi, alle ore 10:00, il Comitato direttivo centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati si è riunito a Roma per esaminare le più recenti proposte legislative in materia di sicurezza. Tra i presenti spicca il presidente dell’ANM, Giuseppe Tango, chiamato a illustrare le proprie considerazioni sul nuovo decreto sicurezza appena varato dal Governo.

Il discorso di Tango è stato inserito in un’agenda ricca di eventi: poco prima, alle 9:15, si è tenuto il 44° Congresso Nazionale a Roma, mentre nello stesso pomeriggio è previsto il Convention per il XX Anniversario di CONAPI. L’intervento del presidente, tuttavia, è stato il momento più atteso, poiché ha toccato il tema caldo della risposta istituzionale a furti, atti vandalici e aggressioni contro le forze dell’ordine.

Il discorso di Giuseppe Tango al Comitato direttivo centrale

Nel suo intervento, Tango ha definito “strategia miope” l’approccio che consiste nel creare nuove fatture di reato o nel rendere più severe le pene esistenti per far fronte a fatti di cronaca. Secondo lui, tale scelta rappresenta una scorciatoia legislativa che non affronta le radici del problema, ma invece intasa le aule giudiziarie e accentua le difficoltà degli istituti di pena.

Il presidente ha rimarcato che la pressione mediatica spinge spesso i decisori a soluzioni rapide, ma che queste risultano controproducenti nel medio-lungo periodo.

Il magistrato ha inoltre sottolineato che, pur condannando fermamente gli atti vandalici, le violenze e le devastazioni, è indispensabile accompagnare la condanna con un’indagine approfondita sulle cause alla base dei fenomeni. Ha espresso solidarietà verso gli agenti feriti, ma ha invitato a non ridurre tutti gli episodi a semplici fattori di emergenza da risolvere con la sola forza della repressione.

Le critiche al nuovo decreto sicurezza

Il decreto sicurezza prevede l’introduzione di diverse nuove fatture di reato, tra cui tipologie legate a manifestazioni pubbliche e a comportamenti considerati di “disordine”. Tango ha avvertito che l’aumento del numero di reati incriminabili porta inevitabilmente a un sovraccarico delle procure e a un allungamento dei tempi processuali. Inoltre, le pene più dure potrebbero aggravare il fenomeno del sovraffollamento carcerario, già segnalato da numerosi rapporti internazionali.

Secondo le osservazioni del presidente, la logica dietro il decreto appare orientata a una risposta punitiva e immediata, piuttosto che a una strategia preventiva e integrata. La sua analisi mette in luce il rischio di trasformare la giustizia in un “serraggio” di norme, in cui la penalità si fa scudo contro la complessità sociale, lasciando trascurati settori come l’educazione, il lavoro giovanile e le politiche di inclusione.

Verso una strategia più efficace

Tango ha proposto, invece, di indirizzare le energie verso la comprensione delle cause profonde del disagio giovanile e delle dinamiche che spingono i minori a commettere reati. Ha suggerito che le istituzioni dovrebbero investire in programmi di mediazione sociale, orientamento scolastico e inclusione lavorativa, elementi capaci di ridurre la recidiva a lungo termine. Inoltre, ha ribadito l’importanza di fornire risorse adeguate alle strutture carcerarie per garantire il rispetto dei diritti dei detenuti.

Infine, il presidente ha lanciato un appello alle forze politiche: “interrogarci sulle cause dei fenomeni, individuare strategie di contrasto efficaci e non limitarsi a una logica d’emergenza che si traduce solo in più reati e più pene”. La sua conclusione lascia intendere che un approccio più articolato, basato su dati, analisi sociali e cooperazione interistituzionale, sia l’unica via per rispondere in modo sostenibile ai problemi di ordine pubblico.

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