> > Polizia a Torino: lacrimogeni e cariche contro manifestanti anti-riarmo

Polizia a Torino: lacrimogeni e cariche contro manifestanti anti-riarmo

Polizia a Torino: lacrimogeni e cariche contro manifestanti anti-riarmo

Il 24 ottobre le proteste contro il riarmo hanno trasformato le strade di Torino e Roma in scenari di tensione, con lacrimogeni, cariche e numerose perquisizioni.

Il pomeriggio del 24 ottobre 2026 ha registrato una serie di confronti accesi tra manifestanti anti-riarmo e le forze dell’ordine in diverse città italiane. A Torino, il corteo si è trovato di fronte a un fitto lancio di lacrimogeni e a cariche di alleggerimento dopo che alcuni partecipanti hanno iniziato a scagliare razzi e bottiglie contro gli agenti.

A Roma, la situazione è degenerata con la chiusura della stazione di Termini e l’intervento della polizia per contenere una folla arrivata dal Colosseo.

Torino: dal ponte Mosca al Lungo Dora Napoli

Il punto critico della manifestazione torinese è stato il ponte Mosca, dove il corteo aveva programmato di svoltare verso Borgo Dora. Qui i manifestanti hanno lanciato razzi e bottiglie, spingendo la polizia a utilizzare lacrimogeni per disperdere la folla.

Dopo i primi scontri, il gruppo si è spostato lungo Lungo Dora Napoli, proseguendo verso i Giardini Reali. Le autorità hanno identificato 302 persone e hanno messo a fuoco sei soggetti per possesso di oggetti potenzialmente pericolosi. Sono state inoltre effettuate più di 150 perquisizioni nei pressi di Torino e in Lombardia.

Fiamme sul manifesto della premier

Un manifestante, coperto da un passamontagna, ha incendiato davanti al Duomo della squadra una locandina con la foto della premier Giorgia Meloni. L’azione, avvenuta nella piazza Castello, è stata accompagnata da sventolamenti di bandiere di gruppi come Cambiare rotta, PRC, USB e Si Cobas. Il gesto è stato seguito da altre tre cariche di polizia con manganelli.

Roma: chiusura di Termini e canto di protesta

Nel capoluogo, i manifestanti sono partiti dal Colosseo con l’obiettivo di raggiungere la stazione di Termini. All’arrivo, le forze dell’ordine hanno chiuso gli ingressi, lasciando i passeggeri bloccati all’interno. I manifestanti hanno scandito il famoso slogan: “Se ci tolgono il futuro noi prendiamo la città”, accompagnato da richiami contro le politiche del governo e la spesa militare. Parallelamente, a Firenze, Bologna e Milano sono emersi scontri minori, con la polizia che ha dato fuoco a un manifesto contro la premier.

Identificazione della “mente” del Movimento 17 ottobre

Le indagini hanno portato all’arresto di Youssef Siher, 30 anni, ritenuto responsabile dell’istigazione a delinquere aggravata. Il giovane, di origine marocchina, era segnalato come il coordinatore della pagina Instagram del movimento 17 ottobre. Oltre a lui, circa 150 perquisizioni sono state condotte in Lombardia, Milano, Monza e venti altre città, mirate a smantellare eventuali reti di violenza organizzata.

Ripercussioni commerciali e sicurezza urbana

Il clima di tensione ha spinto diversi negozi torinesi a chiudere temporaneamente. In via Roma, le vetrine di Foot Locker e Sephora sono state sbarrate, mentre boutique di lusso come Vuitton e Saint Laurent hanno coperto le esposizioni con pannelli di legno. L’Apple Store di via Roma ha chiuso i battenti per motivi di sicurezza, invitando la clientela a rivolgersi al punto vendita di Grugliasco.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato che le forze dell’ordine sono pronte a fronteggiare qualsiasi forma di disordini, sottolineando che non saranno tollerate “zone franche” per chi intende organizzare atti violenti. Le autorità continuano a monitorare le comunicazioni su piattaforme come WhatsApp, dove sono stati intercettati messaggi minacciosi contro le forze dell’ordine.

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