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La capitale italiana punta su alimentazione sana e filiere locali

La capitale italiana punta su alimentazione sana e filiere locali

Roma Capitale ha deciso di escludere i cibi ultraprocessati dalle mense scolastiche, puntando su prodotti freschi e locali. Una scelta che potrebbe fare scuola in tutta Europa.

Roma Capitale ha compiuto un passo storico nel campo dell’alimentazione scolastica, diventando la prima capitale europea a bandire i cibi ultraprocessati dalle mense delle scuole. Questa decisione, che ha suscitato grande interesse a livello nazionale e internazionale, rappresenta un punto di svolta nelle politiche alimentari e un esempio concreto di come le istituzioni possano promuovere la salute pubblica e la sostenibilità.

L’iniziativa è il frutto di una stretta collaborazione tra ColdirettiFondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia che hanno lavorato insieme per promuovere un’alimentazione sana e di qualità, partendo proprio dalle scuole. Il nuovo bando per la ristorazione scolastica non solo esclude i cibi ultraprocessati, ma valorizza anche i prodotti del territorio la stagionalità e la qualità delle filiere agricole.

Un’alleanza senza precedenti per la salute dei cittadini

Il progetto, unico nel suo genere in Europa, è nato dalla collaborazione con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS dove è stata avviata la prima esperienza. Questa iniziativa ha coinvolto decine di strutture sanitarie d’eccellenza, creando un’inedita alleanza tra chi cura la salute e chi coltiva i campi.

Il sindaco Roberto Gualtieri aveva annunciato l’impegno a tradurre questi principi in un atto amministrativo concreto, e oggi quell’impegno si è concretizzato nel nuovo bando delle mense scolastiche di Roma Capitale.

“La scelta di Roma Capitale di escludere i cibi ultraprocessati dalle mense scolastiche e, nello stesso tempo, di archiviare la stagione delle gare al massimo ribasso rappresenta una decisione di straordinaria portata politica e sociale”, ha dichiarato il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo. “È una scelta coraggiosa e lungimirante, destinata a cambiare il paradigma alimentare nel nostro Paese e a diventare un riferimento anche oltre i confini nazionali.”

Numeri e dettagli del nuovo bando

Il bando interesserà ogni anno quasi 24 milioni di pasti destinati agli alunni di 816 scuole e servizi educativi con circa 150 mila pasti serviti ogni giorno. Numeri che fanno di Roma un riferimento nazionale ed europeo per una ristorazione scolastica capace di coniugare salute, qualità, filiere locali e sostenibilità.

Il costo di ciascun menu, a carico del Comune, sarà fisso ma diverso in ciascun municipio, per una media cittadina pari a 6,53 euro. Niente gare al ribasso d’asta per accaparrarsi il servizio ma una competizione giocata sulla qualità degli ingredienti, sulla sostenibilità e sull’impatto sociale. “Il primo obiettivo è garantire un’alta qualità del servizio e del buon cibo e diffondere nei nostri ragazzi uno stile di vita alimentare sano e consapevole”, ha affermato il sindaco Roberto Gualtieri.

Plastica addio e focus su prodotti biologici

Il bando dice addio ai piatti di plastica e agli alimenti ultraprocessati per spalancare le porte ai prodotti biologiciDop e Igp della filiera corta locale. Inoltre, per evitare sprechi, verrà prevista una premialità per le aziende virtuose che riutilizzeranno il cibo in più per progetti sociali e che acquisteranno generi alimentari provenienti dalle terre confiscate alle mafie e dalla Rete del lavoro agricolo di qualità.

Al tempo stesso, verranno finanziati corsi di formazione per gli addetti alle mense su come rendere le portate più appetibili per le nuove generazioni. L’iniziativa affronta la refezione scolastica non come una semplice risposta organizzativa ma come uno strumento strategico contro le disuguaglianze sociali e l’abbandono educativo. Sarà introdotto un punteggio premiale per le imprese che apriranno le cucine scolastiche al territorio per laboratori e attività.

Un modello da seguire

La decisione della Capitale rappresenta un segnale che va oltre i confini cittadini. Sempre più amministrazioni stanno infatti lavorando per introdurre criteri analoghi nelle proprie mense, confermando che il modello promosso da Coldiretti sta diventando un punto di riferimento per una nuova stagione delle politiche pubbliche sul cibo. L’obiettivo è costruire un’alleanza stabile tra agricoltura, medicina e istituzioni, nella consapevolezza che contrastare la diffusione dei cibi ultraprocessati significhi investire sulla salute delle nuove generazioni, rafforzare il sistema di prevenzione e sostenere il lavoro delle imprese agricole italiane.

Per Coldiretti questa è la dimostrazione che il cambiamento è possibile quando la buona politica sceglie di mettere al centro i cittadini, il cibo vero e il futuro del Paese.

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