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La Haus der Kunst di Andrea Lissoni: Joan Jonas e una visione

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Monaco di Baviera, 7 ott. (askanews) - Il mondo di Joan Jonas ricostruito con una serie di lavori che attraversano tutta la carriera di una delle artiste più importanti della scena contemporanea, figura unica e centrale per capire il modo in cui oggi pensiamo all'arte. Alla Haus der Kunst di Mona...

Monaco di Baviera, 7 ott. (askanews) – Il mondo di Joan Jonas ricostruito con una serie di lavori che attraversano tutta la carriera di una delle artiste più importanti della scena contemporanea, figura unica e centrale per capire il modo in cui oggi pensiamo all’arte. Alla Haus der Kunst di Monaco di Baviera è allestita una mostra che immerge il visitatore nell’atmosfera delle opere di Joan Joans e che a poco a poco lo guida all’interno di una visione artistica che supera una serie di confini tra pratiche e generi, rendendo molto più fluido ed evocativo l’intero scenario museale.

Operazione che corrisponde a quello che Andrea Lissoni, direttore della Haus der Kunst e co-curatore della mostra di Jonas, sta portando avanti da quando è alla guida dell’istituzione tedesca, che oggi appare un luogo di sperimentazione, ricerca, aperto al dialogo con i corpi, i suoni, le immagini in movimento. Uno di quegli spazi che

allargano il campo e, al tempo stesso, contribuiscono a definire l’essenza inafferrabile del contemporaneo.

E se nei lavori di Joan Jonas, anche quelli più recenti ispirati al mondo sottomarino, si trovano di continuo scatti in avanti a livello di percezione e di definizione di cosa può essere un’opera d’arte oggi, di cosa può rappresentare, anche negli altri spazi del museo si trovano conferme di una linea e di una visione che è estremamente affascinante e, permetteteci di dirlo, da molti punti di vista necessaria.

Così nella Terrace Hall della Haus der Kunst è installato un lavoro sonoro dell’artista ucraino Ihor Okuniev, che ha portato a Monaco l’eco delle distruzioni della guerra seguita all’invasione russa. Gli spazi, apparentemente vuoti, sono in realtà in drammatico dialogo con la storia, quella più recente che rimanda poi a quello tra il museo attuale, l’edificio che lo ospita e la storia della Germania moderna.

Scendendo poi nei sotterranei, dentro quello che era un vero e proprio bunker, ci si imbatte in un’atmosfera da club, straniante e iper-contemporanea.

Qui sono presentati diversi lavori dell’artista americano Tony Cokes, che realizza dei saggi visuali che rifiutano con forza la rappresentazione, concentrandosi soprattutto su luci, suoni e parole. Una sorta di poesia visiva della ribellione, che si colloca con naturalezza nelle sale, radicali come il progetto artistico. Il tempo e la storia tornano di continuo anche qui, che siano la Monaco distrutta negli anni Quaranta oppure le vicende di Abu Ghraib, nell’Iraq dell’invasione americana. Analogamente, a simbolica chiusa del racconto di questo viaggio dentro il museo, le parole in Yiddish di Mel Bochner decorano la facciata della Haus der Kunst che si affaccia su un enorme parco. Sono un contrappunto, un gioco ironico, ma anche una manifestazione della potenza imprevista dell’arte contemporanea, che lo sguardo e l’intelligenza di Andrea Lissoni ci aiutano a provare ad abbracciare.

(Leonardo Merlini)