Questo percorso, noto come “Rotta Orientale”, è diventato negli ultimi anni una delle rotte migratorie irregolari più pericolose al mondo. È un luogo in cui annegamenti, traffico di esseri umani, guerra, violazioni dei confini e sparizioni nel deserto si intersecano.
Un viaggio nato dalla disperazione
Povertà, disoccupazione e siccità ricorrenti nel Corno d’Africa spingono migliaia di giovani a lasciare i loro villaggi e le loro città in cerca di opportunità di lavoro nel Golfo. La rotta parte tipicamente dall’Etiopia verso Gibuti o la Somalia, poi prevede l’attraversamento del mare fino allo Yemen e, da lì, il tentativo di raggiungere l’Arabia Saudita via terra.
Tuttavia, ciò che viene loro presentato come un percorso verso l’occupazione si trasforma rapidamente in una lotta quotidiana per la sopravvivenza. Molti si affidano a reti di contrabbando che sfruttano la loro disperazione, chiedendo tariffe esorbitanti per una traversata in cui si rischia la vita.
Il mare: la prima porta della morte
Una delle tappe più pericolose del viaggio è l’attraversamento del Golfo di Aden o del Mar Rosso su imbarcazioni fatiscenti e sovraffollate. Negli ultimi anni, la regione ha assistito a frequenti disastri marittimi, tra cui il capovolgimento di imbarcazioni al largo delle coste dello Yemen e di Gibuti, causando la morte e la scomparsa di un gran numero di migranti, per lo più etiopi.
Le organizzazioni delle Nazioni Unite affermano che i contrabbandieri sono diventati sempre più sconsiderati, costringendo le imbarcazioni a salpare nonostante le avverse condizioni meteorologiche pur di eludere le pattuglie navali.
Yemen: un corridoio di guerra, non di transito
Anche dopo essere sopravvissuti al mare, i migranti entrano in Yemen, un paese che soffre di una guerra prolungata e di un collasso economico e della sicurezza. Lì, molti si ritrovano bloccati.
In alcuni casi, i migranti diventano vittime dirette di combattimenti o attacchi militari, rendendo lo Yemen una tappa estremamente pericolosa piuttosto che una semplice zona di transito.
Il confine saudita-yemenita: il punto più pericoloso del viaggio
La fase finale — il tentativo di attraversare il confine saudita-yemenita — è la più controversa e pericolosa di tutte. Per anni, i successivi rapporti sui diritti umani hanno accusato le forze di frontiera di usare la forza letale contro i migranti che tentano di attraversare. Queste accuse includono l’uso di armi da fuoco e armi pesanti, con conseguenti numerosi morti e feriti. L’Arabia Saudita ha negato queste accuse, ma la questione rimane preminente nelle discussioni internazionali sui diritti umani.
Indipendentemente dal dibattito politico, è certo che quest’area è diventata un vero e proprio punto di terrore per i migranti. Affrontano aspre zone montuose, gravi carenze di acqua e cibo e il rischio di essere uccisi dalle guardie di frontiera, torturati, detenuti o deportati con la forza.
I numeri che rivelano la tragedia
Le stime delle organizzazioni internazionali per la migrazione indicano che questa rotta registra centinaia di migliaia di movimenti all’anno, con un continuo aumento del numero di morti e dispersi.
Tuttavia, i numeri reali potrebbero essere molto più alti, poiché molte vittime scompaiono all’interno del territorio saudita, in mare o nel deserto senza mai essere registrate.
Perché le persone continuano a percorrerla?
Nonostante la nota pericolosità della rotta, molti continuano a percorrerla perché l’alternativa, ai loro occhi, è ancora più dura: povertà, guerra e mancanza di opportunità di lavoro. Con le sempre minori possibilità di migrazione legale, i contrabbandieri rimangono i maggiori beneficiari di questa disperazione.
La situazione passo dopo passo
Il percorso dal Corno d’Africa all’Arabia Saudita non è più solo una rotta migratoria; è diventato un corridoio per una morte lenta.
La tragedia inizia in mare, passa attraverso la guerra e il caos in Yemen, e finisce in confini ad altissima tensione.
Nel mezzo dell’assenza di soluzioni economiche, del blocco dei canali di migrazione legale e dell’inasprimento delle politiche di frontiera, questa rotta continua a inghiottire vite anno dopo anno.