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Locanda Confini: il nuovo lusso giovane della Riviera del Brenta

Riviera del Brenta: un nuovo indirizzo per il lusso e l’eleganza

Sulla Riviera del Brenta prende forma Locanda Confini, un progetto di ristorazione che intreccia visione contemporanea, talento giovane e un’idea di ospitalità essenziale ma colta.

 Il ristorante nasce all’interno di una villa storica, reinterpretata con sensibilità attuale e accoglie una quarantina di coperti in un contesto intimo e misurato. Nei piani superiori, alcune camere completeranno l’esperienza, restituendo alla parola “locanda” un significato pieno, fatto di tempo lento e attenzione all’ospite.

Alla guida del progetto c’è Cristian Minchio, imprenditore con solide radici familiari nella ristorazione, che ha scelto di costruire un modello nuovo, pensato per dialogare con il presente e con le generazioni future. Un’idea chiara, lontana da sovrastrutture, fondata su sostenibilità operativa, fiducia e responsabilità.

Una brigata che guarda avanti.

L’anima di Locanda Confini è dichiaratamente giovane. La cucina è affidata a una brigata under 25 guidata dall’executive chef Lukas Keci, classe 2004, affiancato da un aiuto chef ventenne e da un pastry chef appena diciottenne. In sala, il servizio è coordinato da Alice Rinaldo, insieme a Filippo Minchio, figlio di Cristian e a Thomas Rossi. Un equilibrio generazionale che si completerà con l’ingresso, nei prossimi anni, anche del figlio maggiore Alberto, attualmente impegnato in un percorso di alta formazione.

Minchio ha scelto una strada precisa: lasciare piena autonomia al team. Nessuna ingerenza creativa, nessuna regia occulta. 

“Un progetto ha senso solo se chi lo vive ogni giorno può esprimersi liberamente. – racconta Minchio – È una presa di posizione netta, che trasforma la fiducia in metodo e la responsabilità in crescita concreta”. 

Una cucina essenziale, riconoscibile.

La proposta gastronomica si muove tra vegetale, terra e mare, con una cifra contemporanea che punta alla chiarezza del gusto. La tradizione veneta — soprattutto quella lagunare — resta un riferimento costante, ma viene attraversata da tecniche, ingredienti e suggestioni provenienti da altri territori italiani. L’orto di proprietà fornisce erbe, insalate e verdure stagionali, rafforzando il legame diretto tra materia prima e costruzione del piatto.

Qui la tecnica non è mai esibita: serve a togliere, non ad aggiungere. I piatti sono leggibili, calibrati, privi di stratificazioni inutili. Il risultato è una cucina precisa, dove ogni elemento ha una funzione e una voce distinta.

Il menu: equilibrio e personalità.

Il menu racconta il lavoro della giovane brigata attraverso accostamenti puliti e decisi. I garusoli dialogano con una salsa di lattuga dell’orto, caramello di cavolfiore e olio al Grana Padano DOP; il pesce spada affumicato incontra nocciola, uva fragola e semi di senape; la belga si trasforma in un piatto elegante con zabaione al rhum, pralinato di mandorle e cipolla in agrodolce.

Tra i primi, il risotto con dashi di Go’, foie gras vegetale e olio alla salicornia introduce profondità saline; lo spaghettone ai tre latti è completato da una battuta di canocia; il fusillo con burro di castagna e tartufo nero esplora una dimensione più calda e avvolgente.

I secondi alternano delicatezza e carattere: dalla zucca Brullini al cucchiaio con Asiago Vecchio DOP e noci pecan, al bisato di Marano Lagunare con cocco riccia e melograno; dalla seppia con fegato alla veneziana e foglia di fico, fino all’animella fritta con carota, zenzero, fondo bruno di pecora e mizuna dell’orto. I dessert chiudono con coerenza: millefoglie con caramello e marron glacé, tarte tatin con gelato al latte di capra, tiramisù e un raffinato abbinamento di pere e salvia.

Il senso del confine.

Il nome Locanda Confini, scelto da Filippo Minchio, racchiude l’essenza del progetto. Non un limite da superare, ma un punto di incontro. Il confine come spazio di osservazione, dove tradizione e contemporaneità, esperienza e sperimentazione, generazioni diverse convivono senza forzature.

Sulla Riviera del Brenta, Locanda Confini si afferma così come un indirizzo che parla di cucina consapevole, talento giovane e ospitalità misurata, capace di evolvere nel tempo senza perdere la propria identità. Un luogo dove il futuro prende forma, con eleganza e lucidità.