É morto Paolo Cirino Pomicino. Sono ore di lutto per il mondo della politica, che piange la scomparsa dell’ex leader della Democrazia Cristiana, noto come ‘O ministro’, incarico ricoperto più volte tra gli anni ’80 e ’90. Napoletano, medico affermato, quinto di sette figli, l’incontro con Giulio Andreotti gli cambiò la vita spingendolo ad entrare in politica. Nel corso della sua vita dovette affrontare sin da giovane, una serie di problemi di salute importanti.
Lutto nella politica: è morto Paolo Cirino Pomicino
Fu uno dei principali collaboratori dell’ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti ma, prima di entrare in politica, ha lavorato per 34 anni come medico specializzato in malattie nervose e mentali lavorando all’ospedale Cardarelli. Tutto cambiò, per Paolo Cirino Pomicino, nel 1974 dopo l’incontro con Giulio Andreotti e la successiva elezione in Parlamento. Proveniente da una famiglia benestante, quinto di sette figli, nacque a Napoli il 3 settembre del 1939: dei suoi fratelli diceva, “Siamo vissuti in una famiglia di sei maschi, che tifavano per sei squadre diverse e si identificavano in sei partiti diversi, ci siamo formati alla scuola della tolleranza senza che mai le diversità intaccassero il profondo rapporto fraterno”.
Tifoso milanista fu due volte ministro con i governi De Mita e Andreotti e ben sette volte deputato, cinque delle quali tra il 1976 e il 1992 per poi essere nuovamente eletto nella Seconda Repubblica. Sopravvissuto a tre infarti, gli vennero inseriti quattro bypass a 45 abbu ed aktru dye a 57 fino al trapianto di cuore nel 2007. Un’odissea medica della quale ha parlato anche nel suo blog spiegando di essere stato operato “nel 1985 a Houston (Usa) di quadruplice bypass cardiaco, rioperato a Londra nel 1997 di duplice bypass, ho avuto il trapianto cardiaco il 9 aprile 2007 al San Matteo di Pavia, operato dal Prof. Mario Viganò. Mi hanno portato in un barattolo il mio vecchio cuore, l’ho fotografato e gli ho detto addio», commentò dopo il trapianto. E ancora una battuta: «Gli altri si fanno il lifting, io mi cambio gli organi…”.
Nel 2014 l’ex DC sposò in seconde nozze Lucia Marotta dopo un fidanzamento durato dieci anni: la cerimonia officiata da Ignazio Marino in veste di sindaco di Roma si tenne in Campidoglio. Ma dovette fare i conti anche con la giustizia subendo 42 processi nell’ambito di Tangentopoli e dell’operazione Mani Pulite. 40 furono le assoluzioni e 2 le condanne a 1 anno e 8 mesi per la tangente Enimont di 5 miliardi girata alla Dc. E a 2 mesi per fondi neri Eni. Diciassette furono i giorni trascorsi a Poggioreale, il resto della pena ai domiciliari. E parlando delle condanne disse: “Le tangenti? La corruzione? Sono stati il prezzo pagato per la stabilizzazione del Paese”.