Argomenti trattati
Durante la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario del Tar Friuli Venezia Giulia, il presidente Carlo Modica de Mohac di Grisì ha delineato un quadro di tensioni e crescente complessità istituzionale. Ha osservato che la società è sempre più frammentata e che la giurisdizione registra una moltiplicazione delle rivendicazioni. Si tratta di richieste rivolte alla pubblica amministrazione provenienti da soggetti diversi, che complicano la pratica quotidiana dei magistrati.
Proseguendo il discorso sull’intensificarsi delle istanze rivolte alla pubblica amministrazione, il presidente ha richiamato l’attenzione sul tema dei diritti individuali e dei relativi doveri. Ha osservato che «tutti vantano diritti», citando tra i soggetti interessati i migranti, i delinquenti, le persone rom e persino gli animali, per sottolineare come spesso si trascurino gli oneri connessi all’esercizio dei diritti.
Questa premessa ha fatto da sfondo a riflessioni dedicate alle ricadute pratiche per i magistrati e alla gestione dei conflitti di interesse che emergono nell’attività quotidiana. L’argomentazione ha delineato criticità operative e sollevato questioni di bilanciamento tra tutela dei diritti e responsabilità amministrative.
La proliferazione dei diritti e le sue conseguenze
Proseguendo il dibattito sui crescenti interessi rivolti alla pubblica amministrazione, Carlo Modica de Mohac di Grisì indica nella proliferazione dei diritti soggettivi pubblici una causa centrale delle difficoltà decisionali della giustizia amministrativa. Il problema si manifesta quando istanze eterogenee confluiscono davanti ai tribunali, imponendo un bilanciamento complesso tra esigenze contrapposte. Questa dinamica si traduce in un aumento dei tempi processuali e in una maggiore incertezza sulla definizione dei principi applicabili.
Il conflitto tra trasparenza e riservatezza esemplifica il nodo pratico e teorico che il sistema deve affrontare. Da un lato permane l’obbligo di rendere conto all’opinione pubblica e alla legge; dall’altro sussistono la tutela della sfera privata e la protezione di segreti procedurali. Tale collisione genera sovraccarico operativo e questioni di principio che non sempre ricevono una soluzione immediata.
Secondo la letteratura giuridica e gli studi sulle amministrazioni pubbliche, l’aumento delle istanze non bilanciate comporta rischi di disparità nell’accesso alla tutela giurisdizionale e di inefficienza organizzativa. Per ridurre l’incertezza, gli esperti propongono chiarimenti normativi e linee guida procedurali destinati ai giudici amministrativi. In assenza di interventi, il sistema rischia di mantenere ritardi e decisioni divergenti, con impatti concreti sulla certezza del diritto.
Nel prossimo futuro sarà determinante l’orientamento dei giudici e l’eventuale intervento legislativo volto a definire criteri di bilanciamento più stringenti. Tale sviluppo costituirà un indicatore chiave della capacità del sistema di conciliare protezione dei diritti e efficienza amministrativa.
Accesso agli uffici e nuovi soggetti
A conferma della trasformazione evidenziata in precedenza, un episodio citato dal presidente ha sottolineato l’impatto concreto delle nuove richieste. Il Tar Fvg è stato il primo tribunale italiano ad autorizzare in modo regolare e sicuro l’ingresso di un cane negli uffici, secondo le ricostruzioni fornite nell’aula.
L’episodio ricorda che i titolari di pretese non sono più limitati a persone fisiche o giuridiche tradizionali, ma comprendono attori inediti che richiedono adeguamenti pratici e procedurali. Ne consegue la necessità di maggiore flessibilità istituzionale, aggiornamento delle prassi interne e definizione di protocolli operativi per conciliare tutela dei diritti ed efficienza amministrativa.
Indipendenza, imparzialità e il ruolo psicologico del giudice
Il tema si collega alla necessità di aggiornare prassi e protocolli già delineata nella parte precedente. Il presidente ha distinto tra indipendenza della magistratura e imparzialità, sottolineando la diversa natura dei due concetti.
Secondo il presidente, l’indipendenza è un dato strutturale dell’ordinamento. L’imparzialità, invece, resta un obiettivo difficile da realizzare pienamente in un sistema percepito come frazionato.
Per Modica de Mohac di Grisì, l’imparzialità richiede un «atteggiamento psicologico» attivo. Ogni giudice dovrebbe lavorare su se stesso per riconoscere e gestire pregiudizi, inclinazioni o sensibilità che possono influenzare le decisioni.
Lo stesso relatore ha ipotizzato che questo lavoro interiore possa essere in qualche modo verificato, con strumenti che prevengano derive pubbliche e garantiscano fiducia nell’azione giudiziaria. La proposta apre un dibattito istituzionale sulla compatibilità tra verifica psicologica e garanzie di indipendenza.
La questione delle posizioni pubbliche dei magistrati
Il presidente ha espresso preoccupazione per i casi in cui i magistrati assumono posizioni pubbliche che possano trasmettere una preferenza politica. Ha sostenuto che, quando ciò avviene, si genera un danno alla fiducia nella giustizia. La dichiarazione si colloca nella continuità del dibattito aperto dalla proposta sulla verifica psicologica, segnalata nella parte precedente.
Il richiamo invita a preservare il confine tra sfera personale e ruolo pubblico. Si chiede che gli interventi esterni non compromettano la percezione di neutralità degli organi giurisdizionali. Si pone inoltre l’accento sull’accountability dei magistrati e sui limiti della loro visibilità mediatica.
Il tema alimenta un confronto istituzionale più ampio su deontologia e regole di comportamento. È previsto un confronto tra organi di autogoverno, corti e ministero della Giustizia per chiarire prassi e linee guida. Il prossimo sviluppo atteso riguarda l’eventuale aggiornamento degli strumenti disciplinari e delle norme deontologiche.
Riforme, referendum e lezioni dal passato
Il presidente ha dichiarato che voterebbe sì al referendum in materia di giustizia, motivando la posizione con la volontà di evitare la creazione di un unico organo che riunisca insieme magistrati requirenti e magistrati giudicanti. Secondo il capo dello Stato, la concentrazione delle funzioni potrebbe favorire tensioni interne e una deriva politicizzata del sistema giudiziario.
La dichiarazione si inserisce nel dibattito pubblico sulle modalità di governance della magistratura e sulla necessità di bilanciare autonomie distinte. Il tema resta collegato all’aggiornamento degli strumenti disciplinari e delle norme deontologiche, che rappresentano il prossimo sviluppo atteso nelle sedi competenti.
Carlo Modica de Mohac di Grisì ha richiamato le distorsioni emerse in passato, citando esplicitamente il caso Palamara. Ha ricordato la massima di Primo Levi — «se una cosa è accaduta può riaccadere» — per sottolineare il valore della memoria nella tutela della credibilità del sistema giudiziario.
Ha inoltre collegato quel richiamo all’aggiornamento degli strumenti disciplinari e delle norme deontologiche, indicati come prossimo sviluppo nelle sedi competenti. Il messaggio finale ha posto l’accento sulla necessità di prudenza, trasparenza e rispetto dei doveri insieme ai diritti.