La giovane italiana Nessy Guerra, bloccata in Egitto, è stata condannata a sei mesi di carcere per adulterio, in una vicenda che ha sollevato preoccupazioni sul piano legale e sulla tutela della figlia minore.
Condanna e accusa: la battaglia legale di Nessy Guerra in Egitto
Come riportato da Chi l’ha visto, Nessy Guerra, la giovane italiana trattenuta in Egitto insieme alla figlia di tre anni, è stata condannata a sei mesi di carcere per adulterio dal tribunale di Hurghada.
“Non sto bene, diciamolo chiaro”, ha dichiarato la 26enne a Fanpage.it subito dopo aver appreso la sentenza.
La vicenda giudiziaria, già affrontata in precedenza e temporaneamente archiviata, è stata riaperta quest’anno dall’ex marito di Nessy, Tamer Hamouda, che ha presentato testimonianze che lei definisce “false”. Uno dei testimoni chiave, secondo la ragazza, avrebbe addirittura chiesto denaro a suo padre per alterare la propria deposizione: “Mio papà ovviamente si è rifiutato di pagare”, racconta Nessy.
La sentenza ha sorpreso non solo la famiglia, ma anche il Consolato italiano, con cui la giovane era in contatto: “Nemmeno il Consolato pensava che sarebbe andata in questo modo”. La condanna in Egitto mette in luce un contesto legale molto diverso rispetto all’Italia, dove l’adulterio non è reato. In questo caso, invece, la contestazione può avere conseguenze penali e influire sull’affidamento della minore, situazione che preoccupa profondamente Nessy e la sua famiglia.
La giovane vive attualmente in località protetta insieme alla figlia, costretta a uscire di casa con precauzioni perché Hamouda, già condannato in Italia per maltrattamenti, stalking e violenza sessuale, continuerebbe a pagare persone per monitorare i loro spostamenti.
L’avvocato di Nessy sta preparando il ricorso, e solo tramite il pagamento di una cauzione la ragazza potrà restare accanto alla figlia mentre prosegue la battaglia legale per l’affidamento, con la prossima udienza prevista il 21 aprile.
Mamma italiana bloccata in Egitto con la figlia: condannata a 6 mesi
Il contesto della vicenda sarebbe aggravato dal passato giudiziario di Hamouda, già condannato in Italia per una serie di reati contro un’altra donna, tra cui percosse, violenza sessuale e stalking, per i quali ha ricevuto una pena definitiva di quasi tre anni. Nonostante questo, l’assenza di un trattato di estradizione tra Italia ed Egitto impedisce di trasferire la giustizia italiana sul territorio egiziano, lasciando Nessy e la figlia in una situazione di estrema vulnerabilità.
“Io spero che slitti perché temo che questa sentenza incida negativamente. Con il ricorso possiamo riuscire a dimostrare la mia innocenza, al contrario c’è invece il rischio che la bambina finisca nelle mani di Tamer”, ha affermato la giovane a Fanpage.
Negli ultimi mesi Nessy ha mantenuto contatti costanti con l’ambasciata e la Farnesina, cercando supporto istituzionale per proteggere la figlia e far valere i suoi diritti. La vicenda ha avuto risvolti mediatici anche in Italia, con interventi parlamentari e ampio dibattito sull’inefficacia delle procedure di estradizione e sulla tutela dei minori in contesti internazionali. Come sottolinea la madre di Nessy: “Abbiamo bisogno che le istituzioni italiane siano la nostra ancora di salvezza”.
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