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Manifestazioni a Bologna: scontri e accuse dopo il decesso di un uomo durante un fermo di polizia

Manifestazioni a Bologna: scontri e accuse dopo il decesso di un uomo durante un fermo di polizia

Bologna è stata teatro di violenti scontri tra manifestanti e forze dell'ordine dopo la morte di Abderrahim Fakir. Dodici persone sono state indagate per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento.

Bologna è stata teatro di violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine il 20 luglio, a seguito della morte di Abderrahim Fakir, un uomo di 42 anni deceduto durante un fermo di polizia nel rione Pilastro. La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo contro dodici indagati, accusati di resistenza a pubblico ufficialetravisamento e danneggiamento.

Le proteste e gli scontri in piazza Roosevelt

La sera del 20 luglio, una manifestazione pacifica in memoria di Abderrahim Fakir si è trasformata in una guerriglia urbana nel centro di Bologna. I manifestanti, partiti da piazza Nettuno, hanno raggiunto piazza Roosevelt, sede della Prefettura, dove si sono scontrati con le forze dell’ordine in tenuta antisommossa.

Gli scontri sono durati tutta la sera, con lanci di oggetti, barricate, idranti e lacrimogeni.

I vigili del fuoco sono intervenuti all’angolo tra via Bassi e via Venezian per un’auto in fiamme, mentre camionette e agenti presidiavano piazza Roosevelt per evitare che la protesta si espandesse verso altre zone del centro. Ci sono stati diversi feriti sia tra gli agenti che tra i manifestanti.

Le accuse e le indagini

L’avvocato Fabio Anselmo, che rappresenta i familiari di Fakir, ha espresso fiducia nei magistrati riguardo alla richiesta di affidare gli accertamenti a un altro corpo investigativo rispetto alla polizia. La Procura ha assicurato che la terzietà delle indagini è garantita dai magistrati.

L’uso dei lacrimogeni e le critiche

Durante gli scontri, la polizia ha utilizzato lacrimogeni e idranti contro i manifestanti, tra cui bambini e persone anziane, generando panico in uno spazio angusto e con poche vie di fuga. I lacrimogeni sono stati sparati anche ad altezza delle persone, violando le norme nazionali e internazionali che regolano il loro utilizzo.

I lacrimogeni, classificati come armi chimiche irritanti sono vietati in zone di guerra ma permessi per il controllo dell’ordine pubblico. Tuttavia, possono causare gravi danni alla salute, soprattutto se utilizzati in spazi chiusi o in grandi quantità. Il gas più diffuso, il CS, può provocare lacrimazione bruciore agli occhi e difficoltà respiratorie.

L’uso eccessivo dei lacrimogeni è stato segnalato in diverse manifestazioni recenti, tra cui quella del 24 maggio a Torino, dove un uomo è rimasto in coma per diversi giorni dopo essere stato colpito alla testa da un lacrimogeno sparato troppo vicino.

Molti gruppi e associazioni hanno segnalato un aumento della repressione delle manifestazioni da parte delle forze dell’ordine, associato ai molti provvedimenti sulla sicurezza approvati dal governo. Italo Di Sabato, coordinatore nazionale dell’Osservatorio repressione, ha dichiarato che il conflitto sociale viene affrontato come una questione di sicurezza, e non come un diritto costituzionale da garantire.

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