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Meloni guida ad interim il Turismo mentre il centrodestra analizza gli scenari politici

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Meloni prende temporaneamente il coordinamento del turismo mentre la maggioranza valuta conseguenze e possibili scenari dopo il referendum sulla giustizia

Negli ultimi giorni a Palazzo Chigi si è consumata una svolta che ha mutato la geometria del governo: Giorgia meloni ha assunto ad interim la guida del Ministero del Turismo dopo le dimissioni di Daniela Santanchè, formalizzate tra il 25 e il 26 marzo 2026. Il decreto è stato sottoscritto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a seguito di un colloquio telefonico con la premier, che ha spiegato di voler prendersi qualche giorno per valutare i nomi possibili prima di salire al Quirinale e ufficializzare il sostituto.

Il cambio al dicastero del turismo si inserisce in uno scenario più ampio: la débâcle al referendum sulla giustizia ha acceso tensioni nella maggioranza, mettendo in luce crepe anche all’interno di Fratelli d’Italia. Le dimissioni di altri esponenti del governo, come Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, hanno amplificato il senso di urgenza. Tra i ministri si discute apertamente delle opzioni possibili, dal ricompattare la squadra fino all’ipotesi più drastica di elezioni anticipate, mentre gli interlocutori descrivono la presidente del Consiglio come determinata ma attenta a non farsi logorare.

Le ragioni della scelta e il quadro giuridico

La richiesta di passo indietro nei confronti di Daniela Santanchè è arrivata in un contesto segnato da indagini giudiziarie che la vedono coinvolta dal 2026. Tra i filoni principali figurano accuse di falso in bilancio e presunti illeciti collegati ad alcune società del suo gruppo; ad esempio, la Procura di Milano ha rinviato a giudizio alcuni capi d’accusa a gennaio 2026, mentre altri procedimenti sono rimasti sospesi in attesa di pronunce su questioni procedurali in autunno 2026 e oltre. Queste vicende hanno alimentato le richieste di accountability provenienti dall’opposizione e hanno reso più difficoltosa la permanenza dell’esponente di governo.

Dettagli sulle accuse e sulle tempistiche

Accanto ai procedimenti per presunto falso in bilancio, sono stati segnalati altri filoni, tra cui ipotesi di truffa aggravata nei confronti dell’INPS e un’iscrizione nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta. Queste posizioni giudiziarie, sebbene ancora oggetto di processo, hanno reso politicamente insostenibile la permanenza di Santanchè per alcuni dentro la maggioranza. Lei stessa, nella lettera di dimissioni, ha sostenuto di non voler essere trasformata in capro espiatorio di una sconfitta elettorale che ritiene non dovuta al suo operato.

Chi può succedere e come si decide

Per il dopo Santanchè Meloni ha scelto di farsi carico ad interim del dicastero, pur avendo inizialmente preferito evitare questa soluzione. La decisione è avvenuta dopo il colloquio con il presidente Mattarella, e la premier ha chiesto qualche giorno per scrutinare le candidature. Tra i nomi che circolano c’è quello di Gianluca Caramanna, deputato e responsabile Turismo di FdI, che potrebbe rientrare in pole position al suo rientro dalla convention conservatrice americana; un’altra opzione è la promozione di un profilo tecnico come Alessandra Priante, presidente dell’Enit, mentre le quotazioni di Giovanni Malagò sembrano al momento calare.

Equilibri interni e tempistiche

La scelta del nuovo titolare del ministero non è solo una questione di curriculum: determinerà equilibri interni al partito e rapporti nella coalizione. Fonti governative indicano che la decisione potrebbe arrivare in tempi rapidi, non appena sarà rientrato chi oggi è all’estero. Nel frattempo l’interim dovrebbe essere breve: l’obiettivo è evitare vuoti di responsabilità su un settore sensibile per l’economia nazionale e al contempo non alterare troppo gli assetti politici in una fase già tesa.

Prospettive per la maggioranza e prossime mosse

Oltre alla sostituzione al turismo, la maggioranza deve affrontare questioni più strutturali: la legge elettorale resta un tema cruciale e, con divisioni manifeste tra gli alleati e tentennamenti della Lega, ogni modifica appare difficile senza accordi con il Partito Democratico. I sondaggi post-referendum mostrano Fratelli d’Italia intorno al 28-29%, ma il centrosinistra nel complesso supera il centrodestra; questo alimenta riflessioni interne sull’opportunità di accelerare verso il voto o di proseguire fino alla scadenza naturale della legislatura.

Nel breve periodo è atteso il primo Consiglio dei ministri dopo il referendum, mentre un vertice tra i leader non è in agenda: alcuni dirigenti temono che incontri affrettati possano nuocere più che aiutare la ricomposizione. Nel confronto istituzionale si parla anche di una possibile finestra elettorale tra giugno e ottobre, ma i presidenti della Repubblica tendono a mostrare prudenza davanti all’ipotesi di sciogliere le Camere. La scelta di Meloni sarà quindi un equilibrio tra volontà di mantenere il governo e necessità di non lasciarsi logorare dalle tensioni interne.