Le contrattazioni di borsa in Europa hanno mostrato una moderata perdita di slancio nella mattinata di 22 settembre 2026. Milano ha limitato i guadagni allo 0,3% Francoforte allo 0,5% mentre Londra e Parigi si sono mosse appena sotto la parità rispetto al dollaro. Parallelamente, a New York il Nasdaq ha chiuso con un lieve +0,1% e il Dow Jones ha arretrato dello 0,1%.
Il mercato americano, però, è rimasto sotto pressione, con i futures in calo di circa -1% in risposta alle recenti affermazioni di Donald Trump sullo Stretto di Hormuz.
Il petrolio scende dopo il riavvio dell’oleodotto saudita
Il prezzo del WTI ha registrato un ribasso significativo, toccando i 90,5 dollari al barile, mentre il Brent si è stabilito su 103,2 dollari.
In seguito al comunicato saudita che ha ripristinato la metà della capacità dell’oleodotto East-West il mercato ha percepito un’immediata riduzione della pressione sull’offerta, contribuendo al calo dei prezzi. Un altro dato di chiusura a New York indica il WTI a 94,97 dollari (-0,85%) e il Brent a 99,06 dollari (-1,28%), segno di volatilità intra-giornaliera.
Motivi dietro il ribasso
Il riavvio dell’oleodotto East-West consente di riprendere le esportazioni dal porto di Yanbu aumentando la fiducia degli operatori sulla continuità dell’offerta saudita. Quando il mercato percepisce una maggiore disponibilità di barili, la pressione al rialzo sui prezzi si attenua, favorendo un trend discendente. Inoltre, le notizie di scorrimento di greggio tramite navi clandestine dal Golfo Persico hanno ridotto le preoccupazioni legate a una possibile interruzione dei flussi.
Reazioni dei mercati obbligazionari e delle valute
I rendimenti dei titoli sovrani hanno mostrato leggere variazioni. Il BTP decennale è sceso di un punto base, attestandosi al 4,58% mentre lo spread rispetto al Bund è aumentato di 3 punti base raggiungendo i 98. Negli Stati Uniti, il rendimento del Treasury decennale è salito a 5,20% (+5 pb) e quello del biennale a 4,90% (+5 pb). L’euro ha chiuso a 1,137 contro il dollaro, leggermente in perdita (-0,1%).
Indice dei prezzi al consumo
Domani è atteso il rilascio del PCE USA l’indicatore preferito dalla Fed per valutare l’inflazione. Gli analisti prevedono una possibile conferma delle recenti previsioni di rialzo dei tassi, con la probabilità di un aumento a 70% rispetto al 65% di venerdì.
Azioni italiane più movimentate
Su Piazza Affari le quotazioni hanno evidenziato una netta differenziazione. In testa ai guadagni troviamo Technoprobe (+7,5%), Fincantieri (+5,6%), Avio (+3,9%) e STM (+3,1%). Al contrario, i titoli di Tim (-2,9%), Poste (-2,7%), Tenaris (-1,6%) e Saipem (-1,2%) hanno registrato ribassi, in parte influenzati dal calo dei prezzi del petrolio.
Altri asset finanziari
Il oro è sceso del 3% a 4.154 dollari l’oncia, segnando il calo più marcato dell’ultimo mese a causa delle aspettative di rialzo dei tassi. Il Bitcoin ha perso il 2% attestandosi a 82.781 dollari. Nel settore tecnologico, Nvidia è in rialzo del 1,9% dopo l’annuncio di una nuova piattaforma AI e di un programma di riacquisto azioni da 150 miliardi di dollari, mentre Meta è sceso del 2% nonostante il recente boom del 13% dovuto al lancio di Muse.
Prospettive per i prossimi giorni
Il panorama resta dominato da due macro-fattori: le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran che continuano a spingere verso un’inflazione più alta, e le decisioni di politica monetare della Fed, che potrebbero operare un nuovo rialzo dei tassi entro i prossimi mesi. Gli investitori monitoreranno attentamente il PCE di domani, l’indice manifatturiero di Dallas e i movimenti dei prezzi del petrolio, fattori che continueranno a definire la direzione dei mercati europei e americani.
