Il 26 settembre 2026 Nicola Fratoianni ha alimentato una voce secondo cui, sotto la guida di Giorgia Meloni, ogni anno i lavoratori avrebbero perso l’equivalente di una mensilità di stipendio. La frase, diffusa su piattaforme social, è stata rapidamente contestata da un servizio di verifica dei fatti, che ha analizzato i dati più recenti disponibili.
Il claim di Fratoianni: una mensilità di stipendio ogni anno
Secondo l’affermazione, una mensilità persa su dodici equivale all’8,3 % del reddito annuo. Se fosse vero, le retribuzioni reali – cioè la variazione della paga al netto dell’inflazione – dovrebbero ridursi di circa l’8 % ogni anno a partire dal 2023, anno in cui il governo Meloni ha assunto le proprie funzioni il 22 ottobre 2022.
Calcolo dell’8,3 % e sue implicazioni
Un calcolo semplice mostra che una perdita dell’8 % annua creerebbe un divario significativo tra il valore nominale dello stipendio e il potere d’acquisto dei lavoratori. Tuttavia, per validare tale scenario occorre confrontare le variazioni dei salari contrattuali con l’indice dei prezzi al consumo (IPCA) entrambi pubblicati annualmente dall’ISTAT.
I dati ISTAT dal 2023 al 2025
Le statistiche ufficiali fornite dall’ISTAT forniscono una fotografia diversa. Nel 2023, primo anno di governo Meloni, le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 2,9 % rispetto al 2022, mentre l’IPCA ha registrato un rialzo del 5,9 %. Il risultato netto è una perdita reale di circa 3 % ben al di sotto dell’8 % ipotizzato.
2024-2025: recupero reale
Nel biennio successivo la tendenza si è invertita. Nel 2024 le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 3,1 % e l’inflazione è scesa a circa 1,1 %. L’ISTAT ha evidenziato un “primo sensibile miglioramento” delle retribuzioni reali. Lo stesso pattern si è confermato nel 2025, con un incremento salariale del 3,1 % contro un’inflazione dell’1,7 % segnando un secondo anno consecutivo di crescita reale.
Il dato più vicino a una perdita pari a una mensilità si è verificato nel 2022, quando le retribuzioni contrattuali sono cresciute dell’1,1 % ma l’inflazione ha toccato l’8,7 % generando una perdita reale di circa 7,6 %. Tuttavia, questa flessione non può essere attribuita al governo Meloni, che è entrato in carica solo a ottobre 2022, quando la maggior parte dell’erosione salariale era già avvenuta.
Il mito della “mensilità persa” non trova riscontro nei numeri ufficiali.
