Durante una riunione chiusa della commissione per gli affari economici tenutasi lunedì sera a L’Aia, i membri del Parlamento europeo hanno avanzato una proposta decisiva: chiedere alla Commissione di attivare lo Statuto di blocco per difendere la Corte Penale Internazionale (CPI) da possibili sanzioni USA. L’intervento è scaturito mentre Washington valuta l’applicazione di misure punitive contro la Corte per il mandato d’arresto emesso contro il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
La proposta nasce dal timore che le sanzioni, se attuate, possano paralizzare la CPI, ostacolando pagamenti, servizi informatici e il funzionamento delle strutture detentive.
Richiesta di attivare lo Statuto di blocco da parte dei parlamentari europei
Il deputato olandese Dirk Gotink appartenente al Partito Popolare Europeo, ha sottolineato la necessità di proteggere i valori fondamentali dell’Unione mediante il blocco delle sanzioni.
Secondo Gotink, “le imprese e le banche europee applicano automaticamente le sanzioni americane, senza un vero esame”. Il parlamentare ha inoltre ricordato che tale overcompliance deriva da un periodo in cui gli Stati Uniti erano considerati “amici” dell’Europa, una fiducia che, a suo avviso, non è più valida. La sua dichiarazione ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità della Commissione di fornire una leadership chiara in risposta a questa minaccia.
Il ruolo dello Statuto di blocco e la definizione di “nuclear option”
Il Statuto di blocco è uno strumento legislativo che può impedire alle società europee di rispettare misure unilaterali imposte da paesi terzi. Il ministro degli Esteri olandese Tom Berendsen ha definito l’attivazione di questo strumento la “nuclear option“, indicando la gravità della scelta. In pratica, l’istruzione vieterebbe a imprese e istituzioni finanziarie di collaborare con le sanzioni statunitensi, preservando l’autonomia decisionale dell’UE. Il governo dei Paesi Bassi ha già avviato contatti con la Commissione per garantire una rapida attuazione, evitando che la CPI subisca danni operativi irreparabili.
Pressione politica tedesca e olandese a sostegno della CPI
Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha rafforzato il messaggio di solidarietà con la Corte facendo visita alle sue sedi a L’Aia nello stesso giorno della riunione parlamentare. La sua presenza è significativa, dato il tradizionale sostegno della Germania a Israele, e indica una volontà di bilanciare interessi diplomatici con i principi del diritto internazionale. Accanto a Wadephul, il collega olandese Berendsen ha ribadito il concetto di “nuclear option” durante una conferenza stampa congiunta, sottolineando l’urgenza di una risposta coordinata da parte dell’Unione europea.
Dichiarazioni di giudici e leader europei sul futuro della democrazia
Il giudice francese della CPI Nicolas Guillou ha lanciato un avvertimento forte: “What’s at stake is whether we are going to be a democracy in the 21st century“. Il suo discorso ha evidenziato il rischio per lo stato di diritto europeo, inserendo la questione in una cornice più ampia di sicurezza e valori. Guillou è uno dei tredici funzionari della CPI sanzionati dagli USA, insieme al presidente giapponese Tomoko Akane. Anche la socialista francese Aurore Lalucq presidente della commissione economica, ha chiesto un intervento di alto livello della Commissione, definendo la vicenda una “grande prova per l’Europa” riguardo alla volontà politica di difendere i propri principi.
Il problema dell’overcompliance bancaria europea
Secondo Gotink, le banche europee tendono a congelare conti entro poche ore dall’imposizione di una sanzione americana, senza verificare la legittimità del provvedimento. “In un’ora, un conto può essere bloccato“, ha affermato, evidenziando il rischio di conseguenze economiche e umane per i dipendenti della CPI. Il parlamentare ha sottolineato che la dipendenza dalle decisioni del Dipartimento di Stato USA è ormai un retaggio del passato, e che l’UE deve ristabilire la propria autonomia decisionale. L’attivazione dello Statuto di blocco, quindi, non è solo una misura di difesa, ma un passo verso la riconquista della sovranità giuridica europea.
