Il nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani ha condiviso su Instagram un breve video in cui, accanto al premier spagnolo Pedro Sánchez sfida il compagno a una partita di basket usando soltanto palline di carta e un cestino dei rifiuti. La scena, girata in un corridoio di un ufficio comunale, è stata accompagnata dalla frase «Essere di sinistra significa tentare grandi tiri.
E metterli a segno», che ha subito catturato l’attenzione di migliaia di utenti.
Il video, pubblicato sabato, si inserisce in un contesto più ampio: Sánchez si trovava a New York per partecipare all’Assemblea generale dell’Onu mentre Mamdani, a 34 anni, celebra il suo primo anno di mandato iniziato il 1° gennaio. La spontaneità del gesto ha sottolineato la complicità tra i due leader, ma è solo la punta dell’iceberg di una settimana ricca di incontri internazionali.
L’ufficio diventa campo da basket: un gesto simbolico
Nel breve clip, le palline di carta volano da un lato all’altro del cestino, trasformando un semplice spazzino in un canestro improvvisato. L’uso di oggetti di consumo quotidiano come strumento di gioco ha alimentato una narrazione di leggerezza politica, in contrasto con il clima di pensiero esistenziale che pervade solitamente le discussioni all’Onu.
Mamdani, noto per il suo approccio giovanile e inclusivo, ha così mostrato che la politica può essere anche un momento di condivisione informale.
Il gesto ha anche una valenza simbolica: la frase di partenza richiama l’idea di grandi tiri della sinistra, collegandosi al discorso di Mamdani di costruire “un’economia per i molti”. Il basket di carta,
Diplomazia on the move: incontri sulla metropolitana e colazioni multinazionali
Durante la stessa settimana, Mamdani ha viaggiato in metropolitana con il primo ministro irlandese Micheál Martin scambiando un momento di quotidianità con altri capi di governo. Ha anche scambiato magliette da calcio con il presidente brasiliano Lula da Silva e discusso di intelligenza artificiale con il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre. Queste interazioni, descritte come “basse”, hanno offerto a leader di spicco la possibilità di parlare di temi globali senza la pressione di una sala plenaria.
Il mattino di martedì ha visto Mamdani a tavola con Sánchez, la premier di Barbados Mia Mottley e il presidente del Consiglio europeo António Costa dove si è parlato di “Costruire un’economia per i molti”. In seguito, ha incontrato giovani attivisti LGBTQ+ insieme al primo ministro olandese Rob Jetten. Altri leader, come il presidente austriaco Alexander Van der Bellen e il segretario degli esteri britannico Ed Miliband hanno anch’essi sostenuto incontri bilaterali, dimostrando il ruolo di città ponte di New York nella diplomazia contemporanea.
Tensioni con Netanyahu e il sostegno di Trump
Non tutti gli incontri sono stati amichevoli. Durante il discorso alla 193-member UN General Assembly il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha criticato apertamente Mamdani, definendolo responsabile di tentare di farlo silenziare dopo che il sindaco aveva definito il leader israeliano «architetto di un genocidio contro i palestinesi». Mamdani, dal canto suo, ha ribadito che Netanyahu è soggetto a un mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra.
Il giorno prima dell’arrivo di Netanyahu, Mamdani ha pubblicato un video in cui pianta un olivo a Gracie Mansion insieme a famiglie palestinesi provenienti da Gaza, con la didascalia “May peace be our future”. Questo gesto ha suscitato ulteriori polemiche, ma ha trovato un eco diverso negli Stati Uniti: il presidente Donald Trump ha incontrato Mamdani nella stessa residenza, elogiandolo dicendo: «Voglio che sia un grande sindaco, ha molto potenziale». L’interazione mostrava come la figura di Mamdani sia al contempo al centro di critiche internazionali e di sostegno politico interno.
Nel frattempo, Richard Gowan dell’International Crisis Group ha osservato che la presenza di un giovane politico “perky” a New York ha offerto una pausa dal “gloom” esistenziale che caratterizza le discussioni all’ONU. La settimana ha così concluso un mix di sport, diplomazia leggera e accesi dibattiti, offrendo uno spaccato unico della politica mondiale nella metropoli americana.
