Da inizio settembre i volumi di petrolio che attraversano lo Stretto di Hormuz sono tornati a crescere, segnalando una nuova fiducia da parte degli spedizionieri. Tuttavia, la crescita è per lo più frutto di soluzioni provvisorie, come i trasferimenti ship-to-ship e l’uso di rotte meno efficienti, che mantengono alti i costi di esportazione.
Flussi in aumento ma a costo elevato
Secondo le stime di Kpler, le uscite giornaliere dal Golfo hanno raggiunto i 12,8 milioni di barili ben oltre le previsioni più ottimistiche. La cifra, però, nasconde un contesto di traffico ancora limitato: molti pescherecci operano in modalità “dark”, evitando i sistemi di tracciamento, e le operazioni di trasferimento tra navi richiedono imbarcazioni aggiuntive.
Tim Waterer di KCM Trade ha osservato che, sebbene i volumi siano in rialzo, la dipendenza da questi work-around rende l’intera catena meno efficiente e spinge i prezzi al rialzo.
Tariffe di noleggio record
Il mercato dei trasporti marittimi ha risposto con tariffe per navi cisterna ai massimi storici, aggravando ulteriormente il prezzo finale del greggio.
Inoltre, le restrizioni di sicurezza impongono la riprogrammazione di rotte dalla Red Sea al Cape of Good Hope allungando i tempi di percorrenza di diverse settimane e aumentando i costi operativi per gli armatori.
Iraq: perdite ingenti e ricerca di nuovi sbocchi
Nel contesto di queste difficoltà, l’Iraq ha affrontato una crisi economica senza precedenti. Durante il 81° Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 29 settembre 2026, il primo ministro Ali al-Zaidi ha denunciato una perdita di circa 60 miliardi di dollari in entrate petrolifere, poiché il 90% delle esportazioni via Golfo è stato interrotto. Con il petrolio che tradizionalmente copre il 90% del bilancio federale la carenza ha provocato ritardi nei pagamenti degli stipendi e proteste a Baghdad.
Capacità produttiva e sconti
Il dirigente della Iraqi Oil Marketing Organisation (SOMO), Ali Nazar ha riferito che la capacità di esportazione del paese si attesta a 4,2 milioni di barili al giorno ma gli effettivi volumi medi sono scesi a 2,5 milioni lontani dagli 3,5 milioni pre-crisi. Per incentivare gli acquirenti, SOMO ha proposto sconti di $26,5 per il medio greggio e $28 per il pesante, ma concorrenti come Kuwait e Qatar offrono riduzioni fino a $35 per barile, intensificando la competizione.
Nel frattempo, l’Iraq ha intensificato il trasporto terrestre verso la Turchia tramite il Iraq-Turkey Pipeline (ITP). Un accordo recente garantisce lo spostamento di almeno 750.000 barili al giorno verso il porto turco di Ceyhan, ma gli esperti avvertono che il Stretto di Hormuz resta l’unica via capace di garantire i volumi necessari per sostenere le finanze nazionali.
Riflessi sui mercati e scenari futuri
Il prezzo del Brent è attualmente quotato a $107,37 per barile, mentre il WTI si attesta a $94,31. La disparità è alimentata dalle voci di un possibile divieto statunitense sull’esportazione di diesel, che spinge gli operatori a preferire il Brent nei contratti internazionali. Inoltre, l’aumento delle tariffe di noleggio e le rotte più lunghe contribuiscono a mantenere il prezzo del greggio su livelli elevati.
Le soluzioni temporanee – trasferimenti ship-to-ship, sconti aggressivi e l’espansione del collegamento con la Turchia – non bastano a compensare la perdita di fatturato derivante dalla chiusura quasi totale dello stretto. Fino a quando la sicurezza nella zona non tornerà a livelli stabili, i mercati continueranno a subire l’effetto di costi di trasporto più alti e di incertezza sulla continuità delle forniture.
