ROMA – Fiscalità competitiva, procedure digitalizzate, accesso a un mercato internazionale e una strategia economica costruita per attrarre capitali e competenze. Dubai continua a esercitare un forte richiamo su imprenditori e professionisti stranieri e, anche in Italia, l’interesse verso gli Emirati Arabi Uniti è diventato sempre più evidente. Ma ridurre questa tendenza alla sola convenienza fiscale rischia di restituire un’immagine incompleta del fenomeno.
A sottolinearlo è Gianluca Poggi, imprenditore italiano residente a Dubai e fondatore di G1 SERVICES, realtà specializzata nell’assistenza a imprenditori e professionisti che intendono costruire una presenza negli Emirati. Secondo Poggi, la vera differenza emerge soprattutto nel rapporto tra impresa, amministrazione e possibilità di programmare nel lungo periodo.
«La fiscalità è certamente uno degli elementi che rendono gli Emirati competitivi, ma chi fa impresa guarda anche ad altro: tempi, certezza delle procedure, semplicità amministrativa e possibilità di concentrarsi sul proprio lavoro. Il valore di Dubai è nell’insieme di questi fattori, non in un singolo vantaggio», osserva Poggi.
Il confronto con l’Italia è inevitabile. Il sistema italiano dispone di competenze, imprenditorialità e capacità produttive riconosciute a livello internazionale, ma continua a essere percepito da molti operatori come complesso sul piano burocratico e amministrativo. Per chi deve assumere decisioni rapidamente, l’incertezza sui tempi e la quantità di adempimenti possono diventare elementi determinanti nella scelta di dove sviluppare un nuovo progetto.
Dubai ha seguito una direzione differente. La digitalizzazione di numerose procedure, la presenza di free zone dedicate a differenti attività e una politica di attrazione degli investimenti internazionali hanno contribuito a creare un ambiente nel quale la velocità è considerata un fattore di competitività. Questo, tuttavia, non significa assenza di regole.
«Uno degli errori più comuni è pensare che Dubai sia semplice perché non ci sono controlli. È esattamente il contrario: gli Emirati sono un sistema molto organizzato e, su diversi aspetti, rigoroso. La differenza è che rigore e burocrazia non devono necessariamente essere sinonimi. Una procedura può essere controllata e allo stesso tempo veloce», spiega Poggi.
È proprio la semplificazione eccessiva del “modello Dubai” a rappresentare, secondo l’imprenditore, uno dei principali rischi per chi si avvicina agli Emirati attraverso i social network. Costituire una società può essere relativamente rapido; costruire una struttura corretta e realmente utilizzabile richiede invece un’analisi preventiva.
La scelta della giurisdizione, delle attività inserite nella licenza, della struttura societaria e del percorso di residenza deve essere coerente con ciò che l’imprenditore intende effettivamente fare. A queste decisioni si aggiungono poi l’operatività bancaria, la documentazione richiesta e gli adempimenti successivi alla costituzione.
«La prima domanda non dovrebbe essere “quanto costa aprire una società a Dubai?”, ma “che cosa voglio fare a Dubai?”. Sono due approcci completamente diversi. Prima si comprende il progetto, poi si costruisce la società intorno a quel progetto. Fare il contrario può significare ritrovarsi con una licenza che non risponde alle proprie reali necessità», sottolinea Poggi.
La conoscenza di questi passaggi è diventata negli anni il centro dell’attività professionale di Poggi. Romano, classe 1997, ha iniziato a confrontarsi con il mondo dell’impresa molto giovane, maturando le prime esperienze imprenditoriali in Italia prima di spostare progressivamente il proprio baricentro professionale negli Emirati. Un percorso che gli ha consentito di conoscere direttamente sia le esigenze di chi parte dall’Italia sia il sistema nel quale il cliente intende inserirsi.
A 29 anni Poggi assiste oggi anche imprenditori con percorsi professionali più lunghi del suo. In un settore fortemente specialistico, però, la conoscenza operativa del territorio e la capacità di orientarsi tra procedure, interlocutori e differenti soluzioni societarie assumono un peso particolare. È proprio sulla presenza diretta a Dubai che ha costruito il proprio posizionamento.
«Per un italiano che arriva qui non serve soltanto qualcuno che sappia presentare una pratica. Serve un interlocutore che capisca da dove parte, quali dubbi ha e cosa succederà dopo l’emissione della licenza. È nella fase successiva che si vede la differenza tra acquistare un prodotto e costruire davvero una presenza negli Emirati», evidenzia Poggi.
L’altro punto sul quale insiste è la selezione. Dubai non rappresenta necessariamente la soluzione migliore per ogni attività e, soprattutto, una struttura negli Emirati non dovrebbe essere costruita esclusivamente intorno a una promessa di risparmio fiscale. La situazione personale dell’imprenditore, il luogo dal quale viene effettivamente svolta l’attività, i mercati di riferimento e gli obiettivi di medio periodo devono essere valutati prima della costituzione.
È un’impostazione che punta a distinguere la consulenza dalla semplice vendita di licenze. In un mercato cresciuto rapidamente e caratterizzato da numerosi operatori, la capacità di sconsigliare una soluzione quando non è coerente con il progetto del cliente può diventare essa stessa un elemento reputazionale.
Da questa impostazione nasce G1 SERVICES, il progetto fondato da Poggi a Dubai per assistere soprattutto imprenditori e professionisti nel percorso di ingresso negli Emirati. La società opera nel settore dei corporate services ed è Authorized Professional Partner di IFZA, International Free Zone Authority. L’attività comprende l’assistenza nella costituzione societaria e nelle procedure collegate, con un approccio che punta a seguire il cliente anche nelle fasi successive.
Il modello scelto da Poggi è quello di un riferimento diretto sul territorio: una figura capace di fare da raccordo tra il cliente italiano e l’ecosistema emiratino, traducendo non soltanto la lingua ma soprattutto procedure, logiche e differenze tra i due sistemi.
«Il mio obiettivo non è convincere più persone possibile a trasferirsi a Dubai. È fare in modo che chi ha davvero un progetto adatto agli Emirati arrivi preparato e costruisca qualcosa che possa funzionare nel tempo. La reputazione, in questo settore, si crea soprattutto quando la società è già stata aperta e il cliente continua a sapere chi chiamare», conclude Poggi.
In una fase nella quale Dubai continua a rafforzare il proprio ruolo come hub internazionale per imprese e professionisti, il tema sembra quindi spostarsi progressivamente dalla semplice apertura di società alla qualità dell’assistenza e della pianificazione. Ed è proprio in questo spazio che Poggi e G1 SERVICES puntano a consolidare il proprio ruolo come riferimento per gli italiani che guardano agli Emirati non come a una scorciatoia, ma come a un mercato nel quale costruire una presenza reale.
