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Mercati globali sotto pressione: Nikkei, FTSE MIB e petrolio

Mercati globali sotto pressione: Nikkei, FTSE MIB e petrolio

I mercati asiatici ed europei hanno chiuso in rosso, spinti da tensioni geopolitiche, rendimenti obbligazionari in aumento e un prezzo del petrolio al rialzo.

Il panorama finanziario della settimana si è chiuso su una nota di cautela. Dopo due sessioni consecutive di rialzi record, gli investitori hanno avviato prese di profitto, facendo scivolare gli indici principali verso il basso. In Asia, il Nikkei 225 ha subito una retrocessione, mentre in Europa l’FTSE MIB e gli altri indici principali hanno chiuso in perdita, alimentati da una combinazione di fattori macroeconomici e geopolitici.

Nikkei 225 chiude in perdita e lo yen resta stabile

Alla chiusura della seduta di Tokyo, il indice di riferimento Nikkei ha ceduto lo 0,69% toccando i 68.481,03 punti, equivalenti a un ribasso di 475 punti. Parallelamente, il più ampio Topix è sceso dell’1,72%, segno che la pressione è diffusa su più settori.

Sul mercato valutario lo yen ha mantenuto un livello stabile contro il dollaro, intorno a 158, e si è leggermente rafforzato sull’euro, a 177,60. Gli investitori hanno reagito ai rendimenti obbligazionari giapponesi rimasti su livelli elevati, un segnale di maggiore *costo del denaro* che ha ridotto l’attrattiva del capitale azionario.

Le borse europee e italiane in rosso: energia, banche e spread

In Europa, la pressione è stata altrettanto evidente. L’FTSE MIB ha chiuso a 51.371,98 punti, in calo dello 0,84% con le maggiori perdite nei titoli bancari – Tim (-2,58%), Banco BPM (-2,06%) e Generali (-1,75%). Anche il DAX di Francoforte e il CAC 40 di Parigi hanno registrato ribassi dell’0,79% e dell’0,89% rispettivamente. Il mercato dei titoli di Stato ha visto lo spread BTP-Bund aumentare a 102 punti base, mentre il rendimento del decennale italiano è sceso al 4,60%, leggermente al di sotto del Bund tedesco al 3,56%.

Performance settoriali italiane

Nel dettaglio italiano, i titoli del settore energetico hanno contribuito al calo: Eni ha perso l’1,4% e Saipem lo 0,7%. Al contrario, alcuni titoli hanno mostrato resilienza: Technoprobe è salito del 2,17% e Campari del 1,96%, evidenziando una divergenza settoriale tra energia tradizionale e società a più alto contenuto tecnologico o di consumo.

Fattori di turbolenza: tensioni su Hormuz, rendimenti obbligazionari e petrolio

Le tensioni geopolitiche nella regione del Stretto di Hormuz hanno rinnovato le preoccupazioni sui mercati energetici. Gli Stati Uniti hanno intensificato le minacce all’Iran, spingendo i prezzi del petrolio Brent sopra i 103 dollari al barile. Questo rinculo ha alimentato timori di un nuovo ciclo inflazionistico, con ricadute sui rendimenti obbligazionari globali ora più alti, e su una potenziale stretta della politica monetaria da parte delle banche centrali.

Impatto sui mercati statunitensi

Alla stessa ora, Wall Street ha chiuso in rialzo moderato: il S&P 500 è salito dello 0,35%, il Dow Jones dello 0,13% e il Nasdaq dello 0,45%, grazie al rallentamento dell’inflazione americana (PCE al 3,4% su base annua) e a una leggera discesa dei rendimenti dei Treasury. Tuttavia, la volatilità rimane alta, poiché gli investitori pesano la differenza tra le politiche della Fed e quelle della BCE.

Gli operatori di mercato dovranno monitorare da vicino l’evoluzione delle tensioni nel Golfo e le mosse delle banche centrali, fattori chiave per il prossimo ciclo di prezzi azionari e obbligazionari.

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