Dopo un settembre difficile soprattutto per le obbligazioni, gli investitori entrano nell’ultimo trimestre dell’anno con una domanda destinata a condizionare le prossime settimane: per quanto tempo i tassi resteranno così elevati?
Questa mattina le Borse asiatiche si muovono in ordine sparso. L’indice MSCI dell’area Asia-Pacifico escluso il Giappone perde circa lo 0,2%, mentre Tokyo va in controtendenza, con il Nikkei in rialzo di oltre l’1%, sostenuto soprattutto dai titoli legati alla tecnologia e ai semiconduttori.
Dagli Stati Uniti arrivano invece segnali leggermente più incoraggianti. I future sull’S&P 500 e sul Nasdaq avanzano di circa lo 0,3%, anche se il clima resta condizionato dal forte aumento dei rendimenti obbligazionari registrato nelle ultime settimane.
Ed è proprio questo il vero nodo per le Borse.
Il rendimento del Treasury americano decennale ha superato il 5,3%, raggiungendo livelli che non si vedevano dal 2007.
Quando i titoli di Stato offrono rendimenti così elevati, diventano inevitabilmente più competitivi rispetto alle azioni e contemporaneamente aumenta il costo del denaro per famiglie e imprese.
Qualche segnale positivo è arrivato dall’inflazione americana, cresciuta in agosto meno delle attese. Il mercato ha così ridotto le probabilità attribuite a un nuovo rialzo dei tassi della Federal Reserve già nella riunione di ottobre.
Questo non significa però che la stagione dei tassi elevati sia vicina alla conclusione. L’economia americana continua a dimostrare una buona capacità di resistenza e l’inflazione rimane sufficientemente alta da imporre prudenza alla banca centrale.
Anche in Europa l’attenzione resta concentrata sui prezzi. L’accelerazione dell’inflazione registrata in Italia e Germania rende più complicato il lavoro della BCE e riduce gli spazi per una politica monetaria rapidamente più accomodante.
Per Piazza Affari si apre quindi un trimestre particolarmente interessante. Le banche possono continuare a beneficiare di tassi elevati, ma se questa situazione dovesse protrarsi troppo a lungo aumenterebbero anche i rischi: famiglie e imprese potrebbero chiedere meno finanziamenti e il rallentamento economico potrebbe riflettersi sulla qualità del credito.
Sul fronte opposto ci sono i titoli tecnologici. La crescita degli investimenti nell’intelligenza artificiale continua a rappresentare uno dei principali motori del settore, ma valutazioni elevate rendono questi titoli particolarmente sensibili all’andamento dei rendimenti.
Anche il mercato valutario fotografa questa situazione. Il dollaro resta forte e l’euro si muove intorno a quota 1,13, dopo aver perso oltre il 2% nell’ultimo mese.
Per chi investe, il messaggio che arriva dai mercati è quindi diverso rispetto agli anni caratterizzati da tassi vicini allo zero. Oggi liquidità, obbligazioni e azioni tornano realmente a competere tra loro.
Non significa necessariamente che le Borse siano destinate a scendere. Significa però che per giustificare valutazioni elevate le società dovranno dimostrare di essere capaci di far crescere utili e ricavi anche in presenza di un costo del denaro maggiore.
Il quarto trimestre parte dunque senza una direzione scontata. Inflazione, decisioni delle banche centrali e rendimenti obbligazionari continueranno a muovere rapidamente le aspettative. Più che scommettere sulla direzione generale dei listini, nei prossimi mesi potrebbe tornare decisiva la capacità di distinguere le aziende realmente solide da quelle sostenute soprattutto dall’entusiasmo del mercato.
