Dal 7 all’11 ottobre Bologna diventa il fulcro di una rassegna che vuole portare alla luce le voci più silenziose del nostro tempo. Il WeWorld Festival 2026 con il sottotitolo “Film e racconti ai margini”, propone un percorso culturale diffuso che attraversa cinema, spazi espositivi e laboratori, invitando il pubblico a uscire dal proprio perimetro quotidiano e ad avvicinarsi a realtà spesso trascurate.
Il tema centrale, “Il margine non è lontano, è solo fuori dal nostro sguardo”, invita a riflettere su come le disuguaglianze, le crisi ambientali e le aspirazioni delle nuove generazioni possano emergere anche nelle porte di casa nostra. Attraverso una programmazione articolata, l’evento vuole dimostrare che il confine tra centro e periferia è più una questione di attenzione che di distanza geografica.
Il festival diffuso: una città come palcoscenico
La scelta di distribuire gli appuntamenti tra il Das (via del Porto 11/2), il Cinema Lumière e il Modernissimo trasforma la città in una scena itinerante. Ogni location ospita un filone diverso, passando dalla fotografia documentaria al cinema d’autore, fino alle performance musicali.
Questo approccio rompe la tradizionale concentrazione di eventi in un unico luogo, stimolando gli spettatori a muoversi, a scoprire nuovi quartieri e a sperimentare una fruizione più attiva e consapevole.
Programma giorno per giorno: mostre, cinema e dibattiti
7 ottobre – Apertura con “Escape the Matrix” e “Trop C’est Trop”
La prima giornata si apre al Das con la mostra Escape the Matrix frutto del lavoro della fotografa Gaia Squarci. Le sue immagini mostrano la lotta degli abitanti della riserva Maasai Mara in Kenya per difendere il proprio spazio vitale contro un sistema che sembra sempre più incapace di garantire loro un futuro dignitoso. Alle 21.00, il Cinema Lumière accoglie la prima proiezione della sezione cinema, presentando Trop C’est Trop di Elisé Sawasawa, un racconto crudo della guerra nel Nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo, in concorso per il Premio Giovanni Lo Porto.
8 ottobre – Proposte per le scuole e “Children of the Anthropocene”
Il secondo giorno è dedicato alle giovani generazioni. Il Cinema Modernissimo offre una mattinata di proiezioni pensate per le scuole, con l’obiettivo di stimolare la consapevolezza ambientale e il ruolo attivo dei giovani nel cambiamento. Tra i film proposti spicca Children of the Anthropocene di Anne de Carbuccia, che segue adolescenti di diversi continenti impegnati a confrontare la crisi climatica con azioni concrete. L’iniziativa vuole dimostrare che la risposta al cambiamento climatico può nascere già dal territorio scolastico.
9 ottobre – Crisi climatica, media e concerto di Khamilla
Il terzo appuntamento, sempre al Das, prevede un tavolo di discussione intitolato “Crisi climatica. Raccontarla oltre gli stereotipi”. Insieme a giornalisti dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, esperti dei media analizzano come la disinformazione e i pregiudizi influiscano sulla percezione pubblica della crisi climatica. La serata si chiude con il concerto della cantautrice torinese Khamilla una delle voci emergenti del nuovo soul italiano, che porta sul palco energia e consapevolezza.
11 ottobre – Dibattito sui diritti, Hip-Hop Battle e premiazione
L’ultima giornata concentra le riflessioni su diritti, stereotipi e identità. Alla sessione “Cinque cose che pensavo di sapere… e invece no” partecipano figure della scena musicale come Giulia Mei che analizza le mestruazioni come tema di diritti e rappresentazione. A seguire, l’Hip-Hop Dance Battle & Party animato dal produttore Big Fish che mette alla prova ballerini su basi elettroniche, dimostrando come la cultura urbana possa essere veicolo di messaggi sociali. Il festival si chiude al Cinema Lumière con la cerimonia di premiazione del Premio Giovanni Lo Porto, riconoscendo il valore di registi impegnati nella denuncia dei margini.
Impatto sul tessuto urbano e sul dibattito pubblico
Il formato diffuso ha dimostrato di essere più di una semplice scelta logistica: ha creato un effetto moltiplicatore sul coinvolgimento dei cittadini. Portando i contenuti fuori dai circuiti tradizionali, il festival ha favorito la partecipazione di pubblico eterogeneo, dalle famiglie alle associazioni locali, passando per gli studenti e i professionisti dei media. La combinazione di cinema socialefotografia documentaria e musica dal vivo ha arricchito il dibattito, rendendo concrete le tematiche di marginalità, clima e diritti, e ha offerto a Bologna un’occasione unica per riflettere sul proprio ruolo nella narrazione globale.
