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Scuola, Mattarella firma il decreto: cosa cambia per studenti e famiglie

Scuola, Mattarella firma il decreto: cosa cambia per studenti e famiglie

Mattarella ha firmato il decreto scuola dopo il confronto con il governo: il provvedimento introduce nuove regole per l’integrazione degli studenti stranieri e per le famiglie.

Il decreto scuola 2026 ha ricevuto il via libera del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo il confronto dei giorni scorsi tra Quirinale e governo. Il provvedimento introduce nuove disposizioni sull’integrazione degli studenti stranieri, sul limite del 30% in alcune classi e sui corsi di italiano per i genitori.

Mattarella firma il decreto scuola: via libera dopo il confronto con il Quirinale

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha emanato il 30 settembre il decreto legge per il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027, autorizzandone contestualmente la presentazione alle Camere per la conversione. Il provvedimento comprende anche misure legate al Pnrr di competenza del Ministero dell’Istruzione e del Merito, all’integrazione degli studenti stranieri, alla formazione superiore e alla ricerca.

L’arrivo del testo al Quirinale era slittato dopo il passaggio alla Ragioneria generale dello Stato, impegnata nelle verifiche sulla disponibilità delle coperture finanziarie. Dopo le interlocuzioni dei giorni precedenti, il capo dello Stato non ha formulato rilievi e ha dato il via libera al provvedimento. Il Parlamento avrà ora 60 giorni per convertirlo in legge, come previsto dall’articolo 77 della Costituzione.

Il decreto arriva dopo un confronto particolarmente acceso tra governo e Quirinale. Il testo definitivo presenta infatti alcune modifiche rispetto alle ipotesi inizialmente annunciate, con l’eliminazione degli elementi considerati maggiormente esposti a possibili rilievi di costituzionalità, tra cui misure che avrebbero potuto incidere sul diritto allo studio o prevedere l’allontanamento dei figli dai genitori che non avessero frequentato i corsi di italiano. La vicenda aveva coinvolto anche Giorgia Meloni, Giuseppe Valditara e lo stesso Mattarella, dopo le tensioni sul tema della presenza degli studenti stranieri nelle classi. Il 21 settembre, durante l’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice, il presidente aveva ribadito: «La scuola è aperta a tutti», definendola «la più efficace leva di integrazione» e sottolineando la necessità di «non formare ghetti» e di «non alzare barriere».

Decreto scuola 2026, arriva la firma di Mattarella: tutte le nuove misure

Tra le novità più discusse c’è il limite del 30% per alcune categorie di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi prime, a partire dall’anno scolastico 2027/2028. Nella scuola primaria la soglia riguarderà gli alunni non nati in Italia o che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Per le prime classi delle scuole secondarie di primo e secondo grado, invece, il limite interesserà gli studenti che non abbiano frequentato con esito positivo il sistema scolastico italiano per almeno tre anni. Qualora le iscrizioni rendano impossibile rispettare la percentuale, gli uffici scolastici territoriali dovranno favorire una distribuzione più equilibrata tra gli istituti vicini, mantenendo come riferimento il principio della prossimità all’abitazione. Sono inoltre previsti interventi per potenziare l’apprendimento della lingua italiana.

Il provvedimento interviene anche sulle famiglie. In presenza di difficoltà linguistiche che ostacolino il rapporto con la scuola, i servizi sociali potranno indirizzare i genitori verso corsi gratuiti di italiano organizzati dai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti. Dopo una diffida, la mancata partecipazione potrà determinare una sanzione amministrativa, fatta salva la possibilità di esenzione nei casi previsti. Il decreto introduce inoltre il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto completamente coperto quando ciò impedisca il riconoscimento della persona, con eccezioni legate a motivi sanitari certificati o alle attività didattiche. Il governo ha presentato le nuove disposizioni come uno strumento per evitare le «classi ghetto» e assicurare agli studenti «le stesse opportunità».

Le opposizioni e una parte del mondo della scuola hanno invece espresso forti critiche, mentre Associazione nazionale presidi, Cisl Scuola e Uil Scuola hanno evidenziato soprattutto le difficoltà organizzative che potrebbero emergere nei territori con una maggiore concentrazione di alunni stranieri. Sono state inoltre chieste maggiori risorse per italiano, mediazione culturale e organici. Permangono infine perplessità di carattere giuridico sulla scelta dello strumento del decreto legge, considerato da alcuni esperti non pienamente compatibile con il requisito dell’urgenza, soprattutto considerando che diverse misure entreranno concretamente in vigore dal 2027/2028.

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