Nel pieno della campagna per le elezioni di metà mandato, il presidente donald trump si è riunito d’urgenza con i propri consiglieri per valutare misure drastiche volte a contenere l’aumento dei prezzi del carburante. Tra le ipotesi prese in considerazione vi è il divieto di esportazione del diesel statunitense, una decisione che potrebbe ridurre temporaneamente i costi interni ma compromettere le forniture all’estero.
Le opzioni discusse includono la limitazione delle vendite internazionali di gasolio e la notifica preventiva di possibili interruzioni ai partner commerciali, tra cui il Regno Unito. Secondo le fonti vicine alla Casa Bianca, i funzionari hanno già informato gli alleati di una potenziale riduzione delle consegne, creando un clima di incertezza nei mercati energetici mondiali.
Reazione dell’Unione europea e timori di crisi
L’Unione europea sta assistendo alla notizia con apprensione. Attualmente, l’Europa importa circa il 50 % del proprio diesel dagli Stati Uniti, una quota che rappresenta una fetta cruciale del mix energetico continentale. La Commissione europea ha aperto un canale diplomatico diretto con Washington, chiedendo garanzie sulla continuità delle forniture.
In un contesto già segnato dalle sanzioni contro la Russia, un improvviso blocco potrebbe scatenare un’ondata di inflazione e aumentare i costi di trasporto delle merci.
Le parole di Anna-Kaisa Itkonen
La portavoce della Commissione UE per l’Energia, Anna-Kaisa Itkonen, ha dichiarato in conferenza stampa: «Siamo un grande importatore di diesel statunitense», sottolineando che nel agosto 2026 la quota statunitense ammontava a «circa il 50 %» delle importazioni europee. La stessa fonte ha riferito che la Casa Bianca ha valutato, ma poi smentito, un possibile stop di 90 giorni alle esportazioni oltre oceano.
Punti di vista economici e politici
L’economista premio nobel Paul Krugman, nella sua newsletter su Substack, ha dipinto la situazione come un “forte odore di disperazione” che “promana dal Partito Repubblicano, e puzza molto di fumi di diesel”. Krugman ha osservato che il GOP rischia una “grande sconfitta” alle elezioni di mid-term e che l’aumento dei prezzi del diesel è un fattore determinante per tale scenario. Ha inoltre evidenziato che un divieto di esportazione sarebbe una “promessa infranta”, una violazione de facto di molteplici contratti e un tradimento verso le compagnie energetiche che hanno investito nella capacità di raffinazione.
Secondo Krugman, la mossa non risolverebbe i problemi strutturali dell’inflazione, ma “destabilizzerebbe i mercati globali”. Egli ha ricordato che, come imprenditore, Trump era noto per non pagare i fornitori, una “politica sui dazi” che, a suo avviso, interromperebbe decenni di accordi internazionali e penalizzerebbe persino i consumatori americani, facendo aumentare i prezzi in “gran parte degli stessi Stati Uniti”.
Risposta dell’Italia
Sul versante italiano, i ministri Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy) e Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente e sicurezza energetica) hanno indetto un vertice per l’8 ottobre con i principali operatori delle raffinerie nazionali. L’obiettivo dichiarato è “valutare come le raffinerie possano aumentare la produzione dei principali prodotti per mitigare gli effetti dell’attuale scenario internazionale sull’approvvigionamento del Paese”. Questa iniziativa mira a limitare l’impatto di eventuali restrizioni americane sui prezzi alla pompa e a preservare la stabilità del mercato interno.
Mentre Washington valuta la misura per guadagnare consensi interni, Bruxelles e Roma si preparano a fronteggiare le ripercussioni di una decisione che potrebbe rimodellare l’intero panorama energetico europeo.
