Il caso Giulio Regeni torna al centro del dibattito politico dopo la sentenza della Corte d’Assise di Roma e le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il verdetto, arrivato a oltre dieci anni dalla morte del ricercatore italiano, ha riacceso il confronto sulle responsabilità e sui rapporti tra Italia ed Egitto, mentre le parole del titolare della Farnesina hanno alimentato nuove polemiche.
Morte Regeni, bufera su Tajani dopo la sentenza: il suo commento scatena polemiche
Le dichiarazioni di Antonio Tajani sul caso Giulio Regeni hanno riacceso lo scontro politico. Il ministro degli Esteri è intervenuto dopo la sentenza della Corte d’Assise di Roma che ha condannato a dieci anni tre agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro del ricercatore italiano e ha assolto il generale Tariq Sabir.
I giudici hanno invece fatto cadere l’accusa di omicidio nei confronti degli imputati.
A margine di un evento a Milano, Tajani pare abbia sottolineato: “C’è la separazione dei poteri, la sentenza è di primo grado: c’è stata una condanna, non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone“. Il ministro ha poi aggiunto: “È stato deciso che sono colpevoli, vedremo quello che succederà in secondo e in terzo grado, però c’è stato un omicidio, quindi è stata una cosa non accettabile“.
Quanto alla collaborazione con il Cairo, ha ribadito: “Noi abbiamo sempre chiesto collaborazione, sono stati condannati e la giustizia farà il suo corso”.
Le parole del titolare della Farnesina hanno provocato la reazione delle opposizioni, che hanno contestato il modo in cui il ministro ha commentato il verdetto.
Il chiarimento di Tajani e lo scontro sulle responsabilità
Di fronte alle critiche, come riportato da Sky Tg24, Tajani ha successivamente precisato il significato delle proprie parole, sostenendo di essersi limitato a descrivere gli effetti della decisione giudiziaria. “Io sono stupito dalle polemiche, mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri“, ha dichiarato il ministro, definendo il verdetto una decisione “limitata” perché, a suo giudizio, non individua ancora gli autori materiali dell’uccisione di Regeni.
Tajani ha quindi ribadito l’obiettivo del governo: “Vogliamo scoprire chi sono gli assassini di Giulio Regeni“, assicurando che l’Italia continuerà a sollecitare le autorità egiziane. “Agire con diplomazia, con discrezione, non significa non agire“, ha spiegato, respingendo l’idea che la linea diplomatica possa equivalere a una forma di copertura.
Sul piano giudiziario, come riportato da Rai News, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi ha evidenziato che sarà necessario attendere le motivazioni della sentenza, ma ha osservato: “Credo si possa dire che la parte sostanziale dell’impianto accusatorio ha retto“. Il procuratore ha inoltre sottolineato che sono arrivate tre condanne su quattro, nonostante quella che ha definito una collaborazione non proficua da parte delle autorità egiziane. Il verdetto rappresenta quindi un primo punto fermo dopo oltre dieci anni dalla scomparsa di Regeni, ma il procedimento è destinato a proseguire. Le difese dei tre condannati hanno infatti annunciato l’intenzione di impugnare la decisione in Appello.
