Milano ha raggiunto il vertice dell’Indice di Sportività 2026, un riconoscimento che misura la vitalità sportiva delle 107 province italiane. Questo risultato è frutto di un percorso costante che ha visto la città lombarda salire progressivamente dalla settima posizione nel 2026 alla prima nel 2026.
L’Indice di Sportività giunto alla sua ventesima edizione, valuta 32 indicatori suddivisi in quattro macroaree: sport individuali, sport di squadra, struttura sportiva e sport e società.
Questo strumento è parte integrante del progetto Qualità della Vita del Sole 24 Ore, che ogni anno analizza il benessere dei territori italiani.
L’impatto dei Giochi Olimpici e Paralimpici
Il primato di Milano non è un caso isolato, ma il risultato di una strategia ben strutturata che ha visto la città beneficiare dell’eredità dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026.
Questo evento ha rafforzato il territorio sotto il profilo organizzativo, degli investimenti e dell’attrattività internazionale, contribuendo in modo determinante al raggiungimento del primo posto.
Le classifiche e le sorprese del 2026
Alle spalle di Milano si conferma Trento, seconda classificata e dominatrice storica dell’Indice con tre successi nelle ultime quattro edizioni.
La provincia trentina mantiene il primato negli sport individuali e nello sport femminile, oltre a piazzarsi seconda per risultati olimpici e nello sport paralimpico. Completa il podio Bolzano, leader nell’organizzazione sportiva e riferimento nazionale per gli sport invernali.
Tra le sorprese dell’edizione 2026 spiccano i miglioramenti di Belluno e Sondrio, entrambe trainate dall’eredità olimpica invernale. Belluno sale dal 34° al 7° posto, un balzo di 27 posizioni, grazie ai risultati nello sport amatoriale e nel turismo sportivo. Sondrio risale dal 35° al 9° posto, distinguendosi per i risultati olimpici e il legame tra sport e turismo di montagna.
Il divario territoriale
La classifica conferma un divario territoriale che resiste al tempo: dopo Viterbo, 92ª, gli ultimi posti sono occupati esclusivamente da province meridionali, con Sud Sardegna che chiude ancora una volta la graduatoria. Nessuna provincia di Campania, Basilicata, Puglia e Sicilia è riuscita quest’anno a salire sul podio di alcuna delle quattro macrocategorie dell’Indice, a conferma delle difficoltà strutturali che continuano a caratterizzare buona parte del sistema sportivo del Sud.
Il presidente del Coni ha rivendicato un modello fondato su collaborazione tra federazioni e condivisione delle competenze. Dai grandi eventi alla diplomazia sportiva, l’obiettivo è trasformare i successi agonistici in crescita economica e culturale per il Paese.
