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Mondadori pensa a eliminare il magazine Chi: le ragioni del possibile stop

Mondadori pensa a eliminare il magazine Chi: le ragioni del possibile stop

Il celebre settimanale Chi rischia di sparire dalle edicole mentre Mondadori ridistribuisce risorse verso libri e digitale

Negli ambienti dell’editoria italiana circola un’ipotesi che, se confermata, segnerebbe la fine di un’era: la famiglia Berlusconi starebbe considerando la chiusura definitiva del magazine Chi, storica testata fondata nel 1995. L’indiscrezione, rilanciata da alcune testate nazionali tra cui Lettera 43, non collega direttamente questa evenienza alle recenti polemiche personali che hanno interessato il suo ex direttore, ma la inquadra in una logica più ampia legata al mercato.

Il dibattito si concentra su due elementi chiave: il declino della carta stampata e la necessità per i grandi gruppi editoriali di riallocare risorse verso attività più redditizie. Secondo la dirigenza di Mondadori, le entrate provenienti dall’area digitale hanno ormai superato quelle della carta e il settore dei libri resta quello più solido in termini di margini.

In questo contesto la sopravvivenza di alcune testate settimanali viene oggi pesata soprattutto alla luce di numeri di vendita e ritorni pubblicitari.

Perché Mondadori potrebbe chiudere una testata storica

La scelta ipotizzata non sarebbe un atto d’impulso ma una riorganizzazione strategica: il segmento delle riviste di gossip e delle pubblicazioni femminili ha subito un calo strutturale delle copie vendute e una contrazione degli investimenti degli inserzionisti.

Il gruppo di Segrate, guidato dalla famiglia Berlusconi, valuta l’efficienza economica dei singoli prodotti editoriali e, davanti a risultati in costante discesa, prende in considerazione misure di razionalizzazione. Chi, pur essendo un brand riconosciuto, rientra in un comparto dove i costi di stampa e distribuzione pesano più che in passato, mentre il ritorno pubblicitario si è ridotto.

Impatto economico e razionalizzazione

La possibile chiusura si inserisce in una logica di riallocazione delle risorse: tagliare testate meno redditizie permette di investire in progetti digitali o di sostenere il comparto libri, ritenuto più stabile. Questo tipo di decisione comporta scelte operative su organici, sulle strutture redazionali e sugli abbonamenti. Per il gruppo significa anche puntare su prodotti con minori costi fissi e maggiore scalabilità digitale. L’operazione, se confermata, sarebbe quindi meno una chiusura simbolica e più una mossa di ristrutturazione finanziaria.

Il ruolo di Alfonso Signorini e le polemiche recenti

Negli ultimi mesi il nome del giornalista Alfonso Signorini è stato al centro di vicende che hanno attirato l’attenzione mediatica e che hanno portato alle sue dimissioni dal ruolo di direttore editoriale di Chi. Lo stesso Signorini si è autosospeso da alcune attività televisive, riducendo la propria visibilità pubblica. Pur essendoci tensioni e scandali che hanno alimentato il dibattito, le fonti citano motivazioni prevalentemente economiche dietro la possibile chiusura, e non vedono un nesso causale diretto tra le polemiche personali e la decisione aziendale.

La situazione personale del direttore e le ripercussioni

Chi conosce Signorini segnala che il periodo è stato particolarmente provante e che il giornalista ha scelto di prendersi tempo per sé. La sua uscita dal ruolo di guida della testata segna tuttavia la fine di un capitolo importante per il magazine, che per anni è stato identificato con la sua linea editoriale. La perdita di una figura di riferimento può accelerare, sul piano pratico e simbolico, la trasformazione o la cancellazione di un prodotto editoriale se non trova immediata rigenerazione interna.

Cosa potrebbe succedere agli abbonati e al marchio

In caso di conferma della chiusura, è probabile che il gruppo proponga soluzioni per gli abbonati, come il rimborso o la conversione dell’abbonamento verso altre testate del portfolio. È prassi nel settore offrire trasferimenti verso riviste affini per limitare l’impatto sui lettori. Sul piano del marchio, l’eventuale sparizione dalle edicole di Chi lascerebbe un vuoto nel panorama del gossip italiano, poiché la testata ha costruito nel tempo uno specifico linguaggio fatto di esclusive fotografiche e copertine orientate alla cronaca rosa.

Conseguenze per il mercato e considerazioni finali

La mossa ipotizzata da Mondadori mette in luce una trasformazione più ampia: il passaggio di peso economico dal cartaceo al digitale nativo e la centralità del settore libri nel bilancio di alcune grandi case editrici. La chiusura di una testata con radici profonde non sarebbe solo un fatto aziendale, ma un indicatore della direzione presa dall’editoria italiana. Resta aperta la questione culturale su cosa si perde in termini di memoria mediatica quando un magazine storicizzato esce di scena.

Al momento non c’è una decisione ufficiale pubblicata da Mondadori: le ipotesi circolano e vengono valutate a livello dirigenziale. Se la scelta dovesse essere confermata, rappresenterebbe un punto di svolta per il settore e per i lettori affezionati al brand Chi, mentre per il gruppo si tratterebbe di un passo verso una riorganizzazione più focalizzata sul digitale e sui libri.