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“Marianna Pietropolli stava scappando?”, gli indizi escludono il suicidio

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A Milano, nel quartiere Barona, la morte di Marianna Pietropolli avvenuta il 25/02/2026 viene ricostruita dagli inquirenti come una possibile fuga da una situazione di pericolo, non come un suicidio

Morta dopo una caduta dal quarto piano in Barona

Nel cuore del quartiere Barona a Milano, la trentunenne Marianna Pietropolli è deceduta dopo essere precipitata dal quarto piano di una palazzina Aler in via Agostino De Pretis 71.

L’episodio è avvenuto intorno all’una del 25/02/2026. Sul posto sono intervenuti i soccorsi dell’Areu e i carabinieri, allertati dalle urla dei vicini che hanno udito la caduta.

I primi rilievi della polizia giudiziaria hanno rilevato elementi che orientano le indagini verso l’ipotesi di una fuga disperata e non verso un gesto volontario. Gli investigatori proseguiranno gli accertamenti per chiarire dinamica e responsabilità.

Gli accertamenti sulla scena e gli indizi fisici

Sul luogo dell’accaduto, le operazioni tecniche sono state condotte dai militari sotto la direzione del pubblico ministero Giovanni Polizzi e con il supporto dei vigili del fuoco. Sul davanzale della finestra del bagno sono state rilevate tracce che indicano un passaggio. Sul cornicione e sulla grondaia sono stati riscontrati segni compatibili con un tentativo di calarsi verso il basso. La vittima era in possesso di una borsa, particolare che rafforza l’ipotesi di un allontanamento non pianificato. Gli inquirenti interpretano questi elementi come indizi di movimento forzato e non di caduta volontaria. Gli investigatori proseguiranno gli accertamenti per chiarire dinamica e responsabilità.

Il quadro tecnico della ricostruzione

In continuità con gli accertamenti in corso, gli investigatori hanno analizzato i segni sulla facciata per ricostruire la dinamica. Le tracce esterne sono state messe in relazione con il possibile percorso dalla finestra del bagno al piano sottostante.

Secondo gli esperti, la donna sarebbe uscita dalla finestra del bagno, avrebbe percorso il cornicione e, aggrappata alla grondaia, avrebbe cercato di scendere. Questo percorso è interpretato come una fuga precipitosa dall’interno dell’appartamento verso l’esterno, formulazione che resta tuttavia al vaglio degli accertamenti.

I rilievi fotografici e la perizia dei vigili del fuoco costituiscono gli elementi tecnici centrali delle verifiche. Tale documentazione servirà a escludere o confermare altre ipotesi, comprese quelle di un incidente domestico o di un evento non intenzionale.

Perché era in quell’appartamento: relazioni e sospetti

Dopo la verifica delle tracce esterne, l’attenzione degli investigatori si concentra sul motivo della presenza di Marianna nell’abitazione. La donna si trovava nell’appartamento insieme al compagno ed era ospite di Cosimo Panaiia, soggetto noto alle forze dell’ordine e padre di Gino Panaiia, il giovane ritrovato morto nei pressi del Naviglio Pavese. Al momento della tragedia il fidanzato non era in casa; Panaiia ha dichiarato di non essersi accorto di nulla perché stava dormendo.

Questa versione è al vaglio degli inquirenti e sarà confrontata con le testimonianze dei vicini e con le evidenze emerse dalla perquisizione. Gli accertamenti puntano a chiarire eventuali discrepanze temporali e a verificare la presenza di tracce utili a ricostruire la dinamica. I risultati delle analisi forensi definiranno se esistono elementi a conferma o a smentita delle ipotesi investigative.

Elementi relazionali e denunce precedenti

La famiglia della vittima presentò un’istanza di scomparsa a fine gennaio e mantenne contatti telefonici sporadici con Marianna. I congiunti espressero preoccupazione per la natura del rapporto tra la donna e il compagno.

Secondo i parenti, la donna, madre di una bambina di dieci anni, mostrava segnali di un legame caratterizzato da atteggiamenti possessivi e restrizioni della libertà personale. Tali segnalazioni sono state acquisite dagli inquirenti e integrate nel fascicolo investigativo.

Le comunicazioni e le denunce depositate dai familiari costituiscono elementi utili per verificare l’esistenza di episodi di violenza o coercizione. Gli accertamenti in corso mirano a ricostruire la dinamica delle relazioni e a confrontare le testimonianze con le evidenze forensi.

Le piste investigative aperte

Gli inquirenti non escludono nessuna ipotesi. Il fascicolo contempla la verifica di un possibile allontanamento forzato, la ricostruzione dei rapporti tra le persone coinvolte e il controllo di precedenti denunce o segnalazioni. L’ipotesi di un femminicidio o di una morte conseguente a un altro reato resta aperta. Gli accertamenti scientifici e le testimonianze raccolte serviranno a definire la dinamica esatta dei fatti.

Prossimi passi dell’inchiesta

Nei prossimi giorni i carabinieri proseguiranno con le acquisizioni probatorie. Sono previste rilevazioni negli ambienti dell’abitazione, analisi telefoniche e l’audizione di testimoni e persone informate sui fatti. L’obiettivo è ricostruire le ore precedenti alla caduta e verificare se la presenza in casa sia stata volontaria o imposta.

Ogni elemento sarà esaminato per discriminare tra comportamento volontario e costrizione esterna. Gli esami tecnici comprenderanno perizie balistiche e biologiche, oltre a consulenze medico-legali. Perizie forensi e risultati delle analisi telefoniche saranno centrali per confrontare le dichiarazioni con le evidenze materiali. Gli esiti delle verifiche determineranno i passaggi successivi dell’inchiesta.

Gli esiti delle verifiche determineranno i passaggi successivi dell’inchiesta. La vicenda ha sollevato attenzione in città e la Marianna rimane al centro delle richieste di chiarezza da parte dei parenti.

Permane la necessità di ricostruire con rigore le dinamiche relazionali e le responsabilità che hanno portato alla tragedia. La famiglia chiede accertamenti completi e trasparenza procedurale, mentre gli inquirenti continuano le indagini e restano in attesa dei risultati delle verifiche tecniche che influiranno sulle prossime determinazioni.