La morte di Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli, ha acceso un dibattito sulla sicurezza dei trapianti pediatrici e sulla correttezza nella gestione delle cartelle cliniche. L’inchiesta della Procura ha portato alla luce presunte irregolarità nel trasporto dell’organo e nella documentazione medica, sollevando interrogativi sulle procedure ospedaliere, sulla tempistica degli interventi e sulla responsabilità dei medici coinvolti. Ecco gli ultimi sviluppi sul caso.
Morte del piccolo Domenico Caliendo e reazioni della difesa del dott. Oppido
Gli avvocati difensori del dottor Oppido, Alfredo Sorge e Vittorio Manes, hanno sottolineato come “la ricostruzione accusatoria risulta basata non già su circostanze e risultanze oggettive bensì sui ricordi di alcuni componenti del personale sanitario“, evidenziando che le dichiarazioni sono state rese mesi dopo l’accaduto e che le divergenze temporali risultano di pochi minuti. I legali affermano che il cardiochirurgo “si presenterà a rendere l’interrogatorio preventivo davanti al Gip al fine di dimostrare la insussistenza della ipotesi di falso avanzata dalla Procura e, più in generale, la correttezza del proprio operato“.
Nel frattempo, la famiglia di Domenico ha fondato la Fondazione Domenico Caliendo, un ente dedicato alla memoria del bambino e alla promozione della sicurezza e della trasparenza nelle cure pediatriche. La fondazione offrirà supporto legale, psicologico e relazionale a chi si considera vittima di malasanità, e si occuperà di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi legati alla sicurezza sanitaria. La vicenda ha segnato profondamente anche i vertici dell’Azienda dei Colli: Anna Iervolino, manager, ha dichiarato di essersi sentita “umanamente segnata come donna e come madre“, accusando la mancata trasparenza nel comunicare la gravità della situazione, definendola un vero «tradimento» nei confronti dei familiari del piccolo.
Morte del piccolo Domenico Caliendo, svolta nell’inchiesta: chi sono gli indagati
L’inchiesta sulla tragica morte di Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli, si arricchisce di un nuovo capitolo: la Procura ha contestato il reato di falso in cartella clinica a due dei medici già indagati per omicidio colposo in concorso. Si tratta del cardiochirurgo Guido Oppido, che ha eseguito il trapianto, e della seconda operatrice Emma Bergonzoni, per i quali è stata chiesta una misura interdittiva al Gip. Gli inquirenti, tra cui il pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, sostengono che le modifiche riguarderebbero in particolare gli orari di arrivo del cuore da Bolzano a Napoli, fondamentali per la tempistica dell’intervento. I due medici verranno ascoltati entro la fine del mese.
Le indagini hanno evidenziato gravi criticità nel trasporto e nella gestione dell’organo donato: secondo chat interne al personale sanitario, il cuore sarebbe stato a diretto contatto con il ghiaccio secco, provocando danni ai tessuti. Una volta giunto in sala operatoria, i medici avrebbero tentato manovre disperate, come l’uso di acqua calda, per “scongelare” l’organo. Le infermiere commentavano: «Se riparte è un miracolo». Ulteriore elemento al centro delle verifiche è l’inizio dell’espianto del cuore malato circa 14 minuti prima dell’arrivo del nuovo organo, creando un “punto di non ritorno” per il piccolo paziente, costretto a circolazione extracorporea senza organo disponibile. L’ispezione regionale ha inoltre rivelato protocolli di trasporto obsoleti e tensioni interne all’equipe, elementi che potrebbero aver influito sulla gestione dell’emergenza.