La vicenda giudiziaria legata alla morte di Ramy nel novembre 2024 a Milano continua a svilupparsi tra diversi procedimenti e decisioni dei giudici. La recente sentenza d’appello ha rideterminato la pena per uno degli imputati coinvolti nella fuga in scooter culminata nel tragico incidente, mentre restano ancora aperti ulteriori filoni d’indagine sulle responsabilità complessive dell’accaduto.
Morte Ramy: le dichiarazioni in Aula e il quadro giudiziario
Nel corso del procedimento, la difesa di Bouzidi, rappresentata dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, avrebbe sottolineato l’ammissione delle responsabilità per la fuga e commentato positivamente il ridimensionamento della pena, in attesa delle motivazioni della sentenza. Lo stesso imputato avrebbe espresso rammarico per non essersi fermato durante l’inseguimento conclusosi il 24 novembre 2024 a Milano, costato la vita al suo amico Ramy Elgaml, aggiungendo però di non ritenersi responsabile della sua morte.
Sul piano giudiziario parallelo, per Bouzidi è prevista dopo l’estate l’udienza preliminare davanti al gup Tiziana Landoni per il decesso dell’amico, con l’accusa di concorso in omicidio stradale. Nello stesso procedimento risulta coinvolto anche il carabiniere alla guida dell’ultima vettura inseguitrice, chiamato a rispondere di omicidio stradale per presunto eccesso colposo nell’adempimento del dovere, oltre ad altri quattro militari indagati per ipotesi di depistaggio, favoreggiamento, cancellazione di video e falso ideologico nel verbale di arresto relativo alla resistenza.
In aula, prima della decisione, la difesa ha ribadito la necessità di una valutazione equilibrata delle responsabilità, mentre la corte ha accolto solo parzialmente le richieste dell’accusa.
Morte Ramy, cambia la condanna per l’amico che guidava lo scooter: la sentenza in Appello
Come riportato dall’Ansa, la seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano, presieduta da Enrico Manzi, ha rivisto al ribasso la condanna inflitta a Fares Bouzidi. Nell’ambito del rito abbreviato e con il riconoscimento delle attenuanti generiche ritenute equivalenti alla recidiva, la pena pare è stata ridotta da due anni e otto mesi a un anno e sei mesi per il reato di resistenza a pubblico ufficiale.
Ridimensionato anche il profilo risarcitorio: gli importi dovuti sono scesi da duemila a mille euro ciascuno per i sei carabinieri costituiti parte civile, assistiti tra gli altri dagli avvocati Paolo Sevesi e Arianna Dutto. Il sostituto procuratore generale Vincenzo Fiorillo aveva invece chiesto la conferma della sentenza di primo grado, emessa nel giugno 2025 dal gup Fabrizio Filice.
