Due sorelle di 16 e 12 anni sono scomparse da una casa famiglia in Abruzzo nella notte tra il 6 e il 7 giugno. Il caso ha aperto un’indagine della Procura e riportato l’attenzione su una vicenda familiare complessa, segnata da anni di conflitti tra i genitori, provvedimenti del tribunale e interventi dei servizi sociali. Le ricerche sono ancora in corso, mentre gli inquirenti stanno cercando di chiarire se si tratti di un allontanamento volontario organizzato o di un allontanamento con aiuti esterni.
Sorelle scomparse in Abruzzo: il contesto familiare e le accuse sulle dinamiche materne
La vicenda si inserisce in una lunga storia di conflitti familiari e interventi giudiziari, con le minori seguite dai servizi sociali per anni e collocate in casa famiglia dopo varie fasi di separazione e riallocazione. Sul piano giudiziario, al centro del quadro c’è una forte contrapposizione tra le versioni dei genitori.
In particolare, nei provvedimenti richiamati dalle parti viene riportata la valutazione di una possibile condotta materna definita in alcune relazioni come “condizionante” o “manipolativa” nei rapporti con le figlie, circostanza che avrebbe inciso sulla sospensione della potestà. Queste valutazioni, tuttavia, sono contestate dalla difesa della madre, che respinge ogni accusa e sostiene che le ricostruzioni avverse non riflettano la realtà dei rapporti familiari.
Secondo quanto riferito dal suo legale, come riportato da Fanpage, la donna avrebbe sempre mantenuto contatti con le figlie attraverso incontri monitorati in struttura e avrebbe appreso della scomparsa solo ore dopo l’allontanamento, senza essere stata immediatamente informata. La difesa sottolinea inoltre come le ragazze avessero manifestato, nel tempo, un forte legame affettivo e il desiderio di rivedere la madre, richiamando anche lettere e messaggi attribuiti alle minori.
Dall’altro lato, la posizione del padre e dei suoi rappresentanti legali è opposta e insiste sul fatto che esistano relazioni e decisioni giudiziarie che descriverebbero un quadro diverso, segnato da criticità nei rapporti con la madre e da interventi del tribunale minorile. In questo intreccio di accuse e smentite, restano centrali anche gli appelli pubblici di entrambi i genitori, che dopo la scomparsa hanno chiesto alle figlie di mettersi in contatto, mentre gli investigatori continuano a incrociare testimonianze, messaggi e materiali sequestrati per chiarire la dinamica della fuga.
Sorelle scomparse in Abruzzo: l’indagine sui bigliettini in codice e la stanza sequestrata
Nella notte tra il 6 e il 7 giugno, Alisya (16 anni) e Sarah (12 anni) si sono allontanate dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, dove erano ospitate da tempo dopo l’allontanamento dal nucleo familiare e la sospensione della potestà genitoriale in un contesto di forte conflittualità tra i genitori. Prima della scomparsa, le due ragazze erano state riprese in un bar nei pressi della struttura e apparivano serene, elemento che ha reso più difficile ricostruire con precisione i momenti immediatamente precedenti alla fuga. Secondo le ipotesi investigative iniziali, avrebbero poi lasciato l’edificio attraverso una finestra danneggiata, senza che nell’immediato venisse rilevata la loro assenza.
Nella stanza occupata dalle sorelle, gli inquirenti avrebbero sequestrato diversi fogli e appunti manoscritti, considerati possibili indizi utili alle indagini. Alcuni di questi scritti vengono analizzati come potenziali messaggi in codice, forse destinati a comunicare con l’esterno o a organizzare contatti legati all’allontanamento. In parallelo, è emersa anche la scomparsa selettiva di oggetti personali, come cosmetici e capi d’abbigliamento, dettaglio che rafforza l’ipotesi di una preparazione non improvvisata. Gli investigatori stanno cercando di decifrare il contenuto dei bigliettini per capire se possano indicare percorsi, appuntamenti o la presenza di eventuali soggetti esterni coinvolti nella pianificazione.
