Un’indagine del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Cosenza ha portato al sequestro di 143 opere ritenute false e attribuite ad artisti come Andy Warhol, Keith Haring e Banksy. Le opere erano state esposte nella mostra «Pop to Street Art: Influences», organizzata a Reggio Calabria e ospitata in tre sedi cittadine tra il 20 luglio 2026 e il 5 gennaio 2026.
L’azione è stata condotta nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore capo Giuseppe Borrelli, e ha coinvolto attività investigative sia sul territorio nazionale che all’estero.
Gli accertamenti hanno sollevato sospetti su un meccanismo strutturato di messa in circolazione di opere contraffatte, con elementi che gli investigatori definiscono spesso macroscopici.
Le verifiche, condotte anche con metodologie scientifiche, hanno portato alla conclusione che molte opere presentavano segni evidenti di contraffazione, variando da riproduzioni grossolane a elaborazioni pensate per ingannare il pubblico. Nel comunicato ufficiale si parla di un sistema che avrebbe favorito l’organizzazione di eventi espositivi in Europa, con l’obiettivo di trarre profitto dalla presunta autenticità delle opere.
L’operazione e i sequestri
Il primo intervento delle forze dell’ordine ha riguardato il sequestro probatorio di 133 opere attribuite a Warhol e Haring esposte nelle sedi reggine. Successivamente, grazie a una procedura di cooperazione giudiziaria internazionale, sono stati rinvenuti e sequestrati a Liegi, in Belgio, altri 10 pezzi attribuiti a Banksy. Le attività all’estero hanno inoltre portato all’individuazione di ulteriori 11 opere attualmente al vaglio delle autorità belghe, ritenute contraddistinte dagli stessi elementi di falsificazione.
Cooperazione con le autorità belghe
Le indagini transnazionali hanno visto il coordinamento tra la Procura di Reggio Calabria e l’autorità giudiziaria belga: perquisizioni e sequestri sul territorio di Liegi hanno permesso di acquisire materiale probatorio e coinvolgere soggetti residenti in Belgio. Sono finite nel registro degli indagati tre persone di nazionalità belga e tre società a loro collegate; tra questi figura il titolare della società che aveva messo in prestito le opere all’ente organizzatore italiano.
La mostra, il contratto e gli aspetti economici
Le opere erano state concesse in prestito da una società belga all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, ente organizzatore della mostra. Il contratto prevedeva un corrispettivo di 50mila euro per il prestito, con clausole che autorizzavano anche la partecipazione agli incassi derivanti dalla biglietteria e dalla vendita di oggettistica promozionale collegata all’evento. Secondo gli investigatori, questo modello contrattuale consentiva ai prestatori di ricavare profitti diretti dalle esposizioni, amplificando il possibile illecito economico legato alla circolazione di opere false.
Merchandising e ricavi collegati
Il contratto che accompagnava il prestito non si limitava al semplice trasferimento delle opere: includeva la possibilità di monetizzare attraverso attività collaterali come il merchandising. Questa struttura ha attirato l’attenzione degli inquirenti perché, nella loro ricostruzione, avrebbe trasformato la mostra in uno strumento per sfruttare la fiducia del pubblico e il valore commerciale associato ai grandi nomi della Pop Art e della street art.
Ipotesi investigative e conseguenze sul settore
La Procura di Reggio Calabria ipotizza l’esistenza di un «complesso sistema criminale» dedito alla produzione seriale di falsi riconducibili ai principali esponenti della Pop Art internazionale. Le analisi eseguite dal Nucleo TPC hanno descritto in molti casi contraffazioni di carattere grossolano, elemento che solleva interrogativi sulla qualità dei controlli nelle filiere espositive e sulla tutela del patrimonio culturale. Tale quadro è affiancato da precedenti analoghi: indagini promosse dalla Procura di Cosenza avevano già portato al sequestro di opere esposte al Museo del Presente di Rende in un evento su Andy Warhol, vicenda sulla quale la Cassazione si era già pronunciata confermando l’operato investigativo.
Il sequestro di 143 opere apre ora la fase delle indagini preliminari e delle eventuali azioni giudiziarie. L’esito determinerà responsabilità penali e potrà avere effetti di più ampia portata sul mercato dell’arte e sulla fiducia del pubblico verso eventi espositivi simili. Nel frattempo, l’attenzione resta puntata sui controlli preventivi, sulle procedure di autenticazione e sulla necessità di maggiore trasparenza nelle transazioni che coinvolgono opere d’arte di rilievo internazionale.