> > Mps studia Ops su Bpm e Banca Generali per contrastare l'offerta di Intesa

Mps studia Ops su Bpm e Banca Generali per contrastare l'offerta di Intesa

Mps studia Ops su Bpm e Banca Generali per contrastare l'offerta di Intesa

Il Monte dei Paschi di Siena sta valutando due operazioni straordinarie per contrastare l'offerta di Intesa Sanpaolo. Scopri i dettagli delle strategie di Luigi Lovaglio.

Nel complesso scenario del risiko bancario italiano, il Monte dei Paschi di Siena sta preparando una contromossa audace per contrastare l’offerta di Intesa Sanpaolo. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio sta valutando due operazioni straordinarie alternative, puntando su Banco Bpm e Banca Generali per ribaltare i rapporti di forza con il gruppo guidato da Carlo Messina.

La situazione si fa sempre più incandescente mentre il consiglio di amministrazione di Mps è chiamato a valutare queste mosse strategiche. Le operazioni proposte da Lovaglio sono complesse e rischiose, ma potrebbero rappresentare l’asso nella manica per evitare che l’istituto senese finisca in mani rivali.

L’offensiva su Banco Bpm e Banca Generali

La prima opzione all’esame del consiglio di amministrazione di Mps è un’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm. Questa mossa, tuttavia, non è priva di ostacoli. Crédit Agricole, che controlla quasi il 30% del capitale di Piazza Meda, ha già espresso la propria contrarietà a un’integrazione con Mps. Senza il consenso dei francesi, l’operazione rischia di incontrare difficoltà insormontabili.

La seconda opzione riguarda Banca Generali, un’operazione ancora più sofisticata dal punto di vista finanziario e societario. Mps potrebbe sfruttare il 13,32% di Generali detenuto attraverso Mediobanca, una partecipazione che vale circa 8,8 miliardi di euro. Questo schema potrebbe consentire a Siena di costruire uno scambio senza dover ricorrere a nuovo capitale. Tuttavia, anche in questo caso, il consenso di Generali sarebbe essenziale per il successo dell’operazione.

Le sfide e gli ostacoli da superare

Oltre agli ostacoli societari, Mps dovrà fare i conti con la passivity rule che impone il passaggio in assemblea per le operazioni straordinarie. Per approvare un aumento di capitale al servizio dell’operazione, servirebbe il consenso del 42% dei soci, una soglia elevata e difficile da raggiungere. Inoltre, Intesa Sanpaolo gioca con almeno tre mesi di vantaggio sul calendario, puntando a far partire la sua offerta tra novembre e dicembre.

Gli analisti di Equita hanno evidenziato come una doppia Ops di Mps su Banco Bpm e Banca Generali presenti un livello di complessità e rischio di esecuzione significativamente superiore rispetto all’offerta di Intesa Sanpaolo. La situazione è ulteriormente complicata dalle autorizzazioni delle autorità di vigilanza e dai passaggi societari necessari.

Le reazioni del mercato e la politica

Piazza Affari ha reagito con prudenza alle indiscrezioni. Mps ha chiuso in calo del 2,2%, Banco Bpm ha perso lo 0,5% e Intesa Sanpaolo l’1,3%. Banca Generali ha invece guadagnato l’1,6%, sostenuta dalle aspettative sull’ipotesi di Ops. Intanto, la politica prende tempo: l’incontro tra il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, i rappresentanti degli enti locali e il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, è stato slittato al 25 agosto per fare il punto sul futuro di Mps.

La partita è ancora aperta, e mentre Carlo Messina giura che non ci saranno rilanci, la mossa di Lovaglio potrebbe costringere Intesa Sanpaolo a rivedere la propria strategia. Il risiko bancario italiano è destinato a riservare ancora molte sorprese.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app