Il gas naturale sta rapidamente avvicinando la soglia dei 76 euro sul mercato di riferimento TTF di Amsterdam. I future per ottobre hanno registrato un rialzo dell’1,35%, attestandosi a 75,75 euro per megawattora. Questo balzo di prezzo arriva in un contesto di crescente domanda europea e di limitate disponibilità di approvvigionamento.
Flussi di gas in crescita e segnali di tensione
Le cifre fornite dall’agenzia Bloomberg indicano che, nella scorsa settimana, almeno tre navi metaniere hanno attraversato le acque dello Stretto di Hormuz. Nonostante la riapertura parziale, il traffico marittimo resta più del 75% inferiore rispetto ai volumi osservati a febbraio, prima dell’attacco coordinato di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
La riduzione dei movimenti evidenzia un clima di cautela tra gli operatori, che monitorano attentamente la presenza di droni e altre minacce.
Possibili motivi della diminuzione del traffico
Le autorità americane attribuiscono la diminuzione a un intervento militare efficace, capace di neutralizzare gran parte dei Guardiani della Rivoluzione e di bonificare i fondali dello stretto.
Tuttavia, la persistenza di un arsenale di droni iraniani rende difficile escludere completamente il rischio di attacchi alle petroliere, soprattutto nelle zone più strette tra le coste dell’Iran e dell’Oman.
Il ritorno del petrolio: volumi e rotte
Parallelamente al mercato del gas, le esportazioni di petrolio dal Golfo stanno mostrando segnali di ripresa. Analisti internazionali concordano sul fatto che le piccole petroliere stanno nuovamente solcando la rotta verso l’Oceano Indiano, facendo scalo sul porto di Fujairah, fuori dallo stretto. Da lì il greggio viene trasferito su navi più grandi per attraversare il resto del viaggio verso le raffinerie asiatiche.
Negli ultimi giorni, i flussi di greggio hanno superato i dieci milioni di barili al giorno, avvicinandosi ai quasi 15 milioni che attraversavano lo stretto prima dell’inizio del conflitto. I prodotti raffinati, invece, sono rimasti più contenuti, con una stima di 2,5 milioni di barili al giorno, inferiore ai sei milioni prebellici, a causa dei danni subiti da diverse raffinerie del Golfo.
Il ruolo dei possibili dazi segreti
Una teoria alternativa alla narrativa militare americana ipotizza che il ripristino dei volumi sia dovuto a un tacito accordo tra compagnie petrolifere e Teheran. Alcuni operatori avrebbero iniziato a pagare un pedaggio occulto agli autorità iraniane per garantire il transito sicuro delle loro navi. Secondo le informazioni disponibili, l’Arabia Saudita sarebbe l’unico paese che rifiuta ancora di aderire a tale schema di pagamento.
Le implicazioni geopolitiche e il futuro dei mercati energetici
Il Brent continua a mantenersi sopra i 100 dollari al barile, nonostante la crescita dei volumi di esportazione. Questa discrepanza suggerisce che le tensioni geopolitiche, più che le dinamiche di mercato, stiano plasmando il prezzo del petrolio. Inoltre, la decisione di inviare la portaerei Roosevelt nella zona sembra legata alle imminenti elezioni di medio termine negli Stati Uniti, con il potenziale di intensificare ulteriormente le forze militari nella regione.
Mentre i prezzi energetici rimangono elevati, gli attori internazionali continuano a bilanciare tra dimostrazioni di forza militare e accordi economici clandestini, lasciando gli osservatori con molte domande aperte sul futuro della sicurezza dell’approvvigionamento globale.
