Da lunedì 6 ottobre il prezzo alla pompa di gasolio subirà un aumento di 6,1 centesimi per litro. La variazione nasce dalla scadenza della riduzione temporanea introdotta il 26 settembre, che aveva fissato l’accisa a 50 euro per mille litri (equivalenti a 5 centesimi al litro) e, sommata all’IVA, aveva riportato uno sconto complessivo di circa 6,1 centesimi.
Con la scadenza di tale misura, il meccanismo di accise mobili previsto per compensare l’aumento dei prezzi non è stato attivato, poiché il necessario decreto interministeriale non è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Il mancato decreto e le conseguenze per le accise mobili
Il decreto Mase-MEF che avrebbe dovuto consentire l’utilizzo dell’extragettito IVA per ridurre le accise, non compare nella Gazzetta Ufficiale, e Senza questo strumento, il beneficio fiscale concesso a partire da marzo, in seguito al primo decreto legge emesso dopo il conflitto USA-Iran, non può più essere prorogato.
La fine di questo intervento pubblico segna la prima occasione, dal mese di marzo, in cui le riduzioni fiscali sui carburanti scompaiono totalmente.
Il funzionamento previsto delle accise mobili
Il principio delle accise mobili prevede che, quando i prezzi dei carburanti aumentano, lo Stato incassi un gettito fiscale aggiuntivo dall’IVA e, attraverso un provvedimento interministeriale, redistribuisca parte di tale risorsa per abbattere le accise sul prodotto.
Il provvedimento, tuttavia, deve essere formalizzato con un decreto che, in questa circostanza, non è stato ancora emesso, lasciando il settore senza il previsto “cuscinetto” di mitigazione.
Inflazione, stime dell’Agenzia delle Entrate e le iniziative delle compagnie energetiche
Nel mese di settembre l’inflazione ha toccato il 4,2 % un dato che ha spinto il governo a richiedere all’Agenzia delle Entrate le stime sull’extragettito IVA derivante dai carburanti. Solo alla luce di tali cifre sarà possibile definire le risorse disponibili per un eventuale intervento tramite le accise mobili. Nel frattempo, le grandi compagnie del settore hanno introdotto dei price cap volontari: Eni ha fissato un tetto di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio; IP ha adottato gli stessi valori, mentre Q8 ha avviato, dal 1° ottobre, un proprio meccanismo di contenimento dei prezzi per un periodo di trenta giorni.
Queste iniziative private si inseriscono in un contesto di mercato particolarmente delicato, dove l’intervento pubblico sulle accise è sospeso e la pressione sui consumatori resta alta. La combinazione di un aumento netto dell’imposta, l’attesa di un possibile futuro decreto e le politiche di prezzo volontario delle compagnie rende la situazione ancora più complessa da prevedere per i cittadini.
