L’Associazione nazionale magistrati riparte da un risultato elettorale che ha segnato la scena pubblica: il successo del No al referendum sulla riforma della giustizia e la nomina del suo nuovo leader. Il Comitato direttivo centrale ha scelto come presidente Giuseppe Tango, 43 anni, palermitano e giudice del lavoro. La decisione arriva subito dopo le dimissioni annunciate da Cesare Parodi, che ha motivato il passo indietro con esigenze familiari e con la convinzione che l’Anm debba essere guidata a tempo pieno. In questo passaggio la parola chiave evocata più volte è stata dialogo, inteso come punto di partenza per ricucire i rapporti con le istituzioni e con la società civile.
La successione e il contesto interno
La transizione alla guida dell’associazione non è stata automatica: Parodi aveva lasciato la presidenza in un momento di forte mobilitazione collettiva, sostenendo che il mandato ricevuto con il No fosse «una delega forte ma non in bianco». Il suo messaggio sottolineava che la fiducia concessa dai cittadini richiede responsabilità e merito. Il passaggio di testimone è stato poi formalizzato con un voto del Comitato direttivo centrale che ha acclamato Tango e ha confermato la nomina con un pronunciamento formale di 31 sì e un astenuto. Nel dibattito interno è emerso il desiderio di trasformare lo slancio referendario in un progetto associativo condiviso, superando identitarismi e settarismi che avevano frammentato le posizioni.
Le scelte dei gruppi e i retroscena
Il gruppo Magistratura Indipendente, a cui appartiene Parodi, aveva valutato l’opportunità di rinviare la scelta del presidente per costruire prima un programma condiviso. Davanti alla maggioranza che chiedeva di procedere subito, il gruppo ha indicato il nome di Tango, che risultò il più votato nelle recenti elezioni del Comitato direttivo centrale e aveva raccolto circa 700 preferenze a livello nazionale. Diversi candidati potenziali, come Antonio D’Amato, hanno declinato la candidatura, contribuendo a creare un consenso trasversale che ha evitato lacerazioni interne. Rocco Maruotti, segretario generale, ha evidenziato come l’unità e il pluralismo possano portare risultati concreti e come sia necessario rinnovare le pratiche associative.
Il profilo di Giuseppe Tango e le prime parole
Giuseppe Tango si presenta come una figura giovane ma molto attiva nella campagna referendaria: la sua esperienza come giudice del lavoro e la provenienza da Palermo sono state valorizzate dallo stesso neo presidente, che ha ricordato di sentirsi onorato e responsabile. Tango ha espresso l’intenzione di lavorare per il beneficio dei cittadini e di riannodare, se possibile, i fili di un autentico dialogo con l’interlocutore politico. Ha inoltre parlato di rinnovamento non solo generazionale ma anche culturale, invitando la magistratura a un esame di coscienza per capire ciò che non ha funzionato e individuare soluzioni concrete per il futuro.
Linee di azione e priorità immediate
Tra le priorità indicate c’è l’aggiornamento del programma in otto punti già elaborato lo scorso anno, che l’Anm intende rimettere al centro del proprio lavoro. Tango ha richiamato l’attenzione sulla necessità di dare seguito a riforme già avviate, citando in particolare la legge Cartabia, e di distinguere tra cambiamenti imposti e riforme scelte. L’obiettivo dichiarato è rendere la magistratura più credibile agli occhi dei cittadini, lavorando su trasparenza, efficienza e dialogo con gli altri professionisti della giurisdizione.
Rapporti con la politica e prossimi appuntamenti
Il nuovo presidente ha ricevuto un messaggio di auguri e apertura dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha auspicato «buon lavoro e un fruttuoso rapporto con noi» e ha detto di confidare nel ritrovare «elementi di concordia per una giustizia più efficiente e più moderna». Tango ha ribadito che l’Anm «non è e non sarà mai un partito politico» e ha annunciato l’intenzione di ricucire anche il confronto con l’avvocatura. Sul calendario associativo è già fissata un’assemblea straordinaria per il 16 maggio, richiesta da circa 600 giovani magistrati, che sarà un banco di prova per la capacità di costruire un’agenda condivisa.
La sfida per la nuova presidenza sarà trasformare l’energia determinata dal risultato referendario in un percorso organizzato e partecipato, capace di produrre proposte concrete. Tra gli elementi decisivi figurano la capacità di coinvolgere i gruppi interni, il dialogo con le istituzioni e la fiducia della società civile. Se l’Anm riuscirà a tradurre le premesse in fatti, il mandato di Giuseppe Tango potrebbe segnare un cambio di passo nel rapporto tra magistratura e politica e nell’immagine pubblica delle toghe.