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La linea di Trump sul clima: stop alle precedenti norme di Obama

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Con l’intervento di Trump sul clima viene superato il parere di pericolosità del 2009, base delle politiche ambientali federali che per anni hanno regolato emissioni e inquinamento industriale.

Una firma, poi il silenzio. E un principio scientifico che sembrava intoccabile torna improvvisamente in discussione.

Trump clima, la Casa Bianca archivia il “parere di pericolosità”

La Casa Bianca ha deciso di abrogare quello che per anni è stato molto probabilmente un pilastro delle politiche ambientali federali: il cosiddetto “parere di pericolosità”, in inglese endangerment finding.

Una conclusione scientifica del 2009 secondo cui i gas serra minacciano la vita e il benessere umano. Punto. O almeno così era, fino a oggi.

Per quasi 17 anni l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti, la Environmental Protection Agency (E.P.A.), ha costruito su quella base giuridica un intero impianto regolatorio. Limiti alle emissioni di anidride carbonica, metano, restrizioni su pozzi petroliferi e del gas, controlli su tubi di scappamento, ciminiere, impianti industriali. Tutto fondato su quell’assunto: i gas serra fanno male, fanno male anche al clima. Alla salute. All’ambiente. All’economia, indirettamente.

Ora no.

“Stiamo ufficialmente ponendo fine al cosiddetto ‘Parere di pericolosità’, una politica disastrosa dell’era Obama”, ha dichiarato Lee Zeldin, amministratore dell’E.P.A., in un intervento pubblico diffuso dalla stessa Agenzia. Parole nette. Senza giri. Con un tono che non lascia spazio a interpretazioni.

Per alcuni sarebbe l’ennesimo passo indietro dell’amministrazione Trump nella lotta al cambiamento climatico. O, per usare la nuova linea, nella ridefinizione di cosa sia – o non sia – addirittura una minaccia per la salute umana e l’ambiente. La differenza non è solo semantica. È normativa.

Il “parere di pericolosità” era nato nel 2009, durante la presidenza di Barack Obama, come risposta a una valutazione scientifica: le emissioni di gas serra rappresentano un pericolo per la salute e il benessere delle persone. Da lì, la possibilità per l’E.P.A. di regolamentare. Di imporre limiti. Di intervenire.

Adesso quella conclusione viene rimessa in discussione.

Trump clima, la svolta sulle emissioni e le regole dell’E.P.A.

Nel concreto, cosa cambia? Cambia il presupposto giuridico che ha consentito per anni di sviluppare normative su anidride carbonica, metano e altri inquinanti legati alla combustione di fonti fossili, tutto pensato anche per la questione clima. Pozzi di petrolio e gas. Tubi di scappamento. Ciminiere. L’elenco è lungo, quasi tecnico. Ma dietro quei termini ci sono industrie, interessi, posti di lavoro. E scelte politiche.

Per quasi due decenni l’E.P.A. si è basata su ricerche scientifiche consolidate per limitare l’inquinamento climatico. Un impianto costruito passo dopo passo. Con dossier, audizioni, studi. Ora l’amministrazione Trump sceglie una strada diversa. Non sarà più considerato – ufficialmente – una minaccia per la salute umana e per l’ambiente.

C’è chi parla di deregolamentazione. Chi invece di liberazione economica. Chi di arretramento storico. Dipende da dove si guarda.

Di certo c’è che il tema Trump clima torna al centro dello scontro politico americano. Con una differenza rispetto al passato: non si discute solo di quanto ridurre le emissioni, ma se rappresentino davvero un pericolo. Una questione che sembrava assodata. E che invece, improvvisamente, sembra non esserlo più.

Il dibattito è riaperto. Anzi, non si era mai chiuso. Solo che ora è scritto nero su bianco. E questo, in politica ambientale, fa tutta la differenza. Non resta che attendere prima di giudicare per vederne gli ulteriori sviluppi.