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Nuovi interrogatori a Campobasso: la professoressa tra gli ascoltati sull'avvelenamento

Nuovi interrogatori a Campobasso: la professoressa tra gli ascoltati sull'avvelenamento

Una professoressa dell'istituto agrario di Riccia è stata nuovamente sentita come persona informata sui fatti nell'inchiesta per la morte per ricina di Antonella e Sara. Gli inquirenti indagano su origine della sostanza, moventi e tracce digitali raccolte tra cellulari e annotazioni.

Il 28 maggio 2026 la professoressa di matematica amica della famiglia Di Vita è tornata in questura a Campobasso per essere ascoltata dagli investigatori: si tratta della terza convocazione come persona informata sui fatti. La docente, che insegna all’istituto agrario di Riccia dove lavora anche il marito tecnico, è nota nelle relazioni familiari ed è stata accompagnata dal coniuge evitando i cronisti presenti all’esterno.

Questo nuovo atto testimonia la volontà degli inquirenti di ricomporre ogni tessera del quadro umano attorno alla tragedia.

Le vittime, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, sono morte a seguito di avvelenamento da ricina tra il 27 e il 28 dicembre, con elementi che rimandano a pasti condivisi durante le festività. La Procura di Larino procede per omicidio premeditato, senza al momento formalizzare avvisi di garanzia, mentre la Squadra Mobile coordina gli accertamenti sulle testimonianze e sulle tracce materiali e digitali raccolte.

Gli interrogatori e il complesso quadro dei rapporti

Negli uffici della Squadra Mobile sono state ascoltate decine di persone: amici, parenti e conoscenti che hanno partecipato ai pasti o che conoscevano i rapporti interni alla famiglia. Tra i soggetti sentiti figura la cugina Laura, più volte convocata, e Luigi, fratello di Antonella. Le audizioni cercano di chiarire eventuali contraddizioni e di ricostruire la rete di relazioni, mentre gli investigatori passano al setaccio i racconti per individuare elementi utili a spiegare come la ricina sia finita nei cibi consumati.

Testimonianze, note e contraddizioni

Al centro delle attenzioni c’è anche la giovane Alice, figlia superstite, parte lesa insieme al padre Gianni. Alice aveva annotato, su indicazione del legale della famiglia materna, gli alimenti consumati e i sintomi osservati: queste registrazioni sono ora oggetto di verifica da parte dello SCO. Gli investigatori confrontano le dichiarazioni con i contenuti emersi dai telefoni e dai dispositivi sequestrati per individuare discrepanze e ricostruire la sequenza temporale dei fatti.

Le piste investigative: dalla reperibilità della sostanza al movente

Un nodo cruciale dell’indagine è l’origine della ricina. Le ipotesi principali sono l’acquisto tramite il dark web oppure una preparazione artigianale che richiede competenze chimiche avanzate. Gli inquirenti stanno valutando entrambe le possibilità, consapevoli che la sintesi della ricina è un processo complesso che di norma richiede conoscenze specialistiche, mentre l’approvvigionamento via rete nascosta resterebbe una strada più agevole per chi intende occultare tracce.

Rancori, soldi e sentimenti: cosa cerca la Procura

Quanto al possibile movente, gli accertamenti esplorano tensioni economiche e dissapori che, secondo i verbali, potrebbero aver alimentato rancori tra membri della famiglia allargata. Non viene esclusa neppure la pista di gelosie sentimentali legate alla figura di Gianni Di Vita, ex sindaco e professionista noto nel territorio, la cui posizione è al centro delle verifiche pur senza iscrizioni nel registro degli indagati.

Accertamenti tecnici e analisi digitali

Parallelamente alle audizioni, lo SCO procede con l’analisi di cellulari, tablet e computer appartenenti alle vittime e ai familiari. Le secretazioni dei dispositivi intendono estrarre messaggi, ricerche e annotazioni che possano indicare contatti, acquisti o movimenti sospetti. A supporto delle analisi digitali, i controlli in ambienti fisici, come l’istituto agrario di Riccia, sono stati effettuati per cercare tracce di piante o strumenti riconducibili alla lavorazione della sostanza, senza però riscontri decisivi al momento.

La complessità tecnica della vicenda richiede tempo: i risultati delle analisi chimiche, le verifiche sui flussi telematici e le comparazioni tra le testimonianze rimarranno determinanti per il prosieguo dell’inchiesta. Per ora gli inquirenti mantengono un approccio multilaterale, alternando verifiche tecniche a approfondimenti sui rapporti umani che hanno circondato le ultime ore delle vittime.

La procedura investigativa resta aperta e articolata: nuove audizioni e ulteriori riscontri tecnici potrebbero fornire elementi decisivi. Nel frattempo, la comunità segue con attenzione gli sviluppi mentre la macchina della giustizia lavora per chiarire ogni aspetto di questa drammatica vicenda.