Non sarà in pista a Milano Cortina. E non per un infortunio. Vladyslav Heraskevych, specialità skeleton, è stato squalificato dal Comitato olimpico internazionale dopo aver annunciato che avrebbe voluto gareggiare con un casco particolare.
Heraskevych, il casco della memoria e la linea del Cio
Non un simbolo grafico, non uno slogan, le fotografie degli sportivi ucraini uccisi dall’invasione russa.
Il punto, però è un altro, è l’articolo 50 della Carta Olimpica. Quello che vieta manifestazioni o messaggi di qualsiasi natura politica sul campo di gara… Il Cio lo ha richiamato nero su bianco. In pista si resta neutrali. Punto. Sempre. Anche quando fuori la guerra continua.
Heraskevych su quel casco ci lavorava da mesi, lo aveva raccontato pubblicamente. Voleva portare con sé le storie di giovani promesse e di atleti affermati, morti al fronte o sotto i bombardamenti. Un gesto di memoria, lo definiva lui. Non propaganda, ma le regole sono regole.
Secondo quanto riferito dall’organizzazione, all’atleta sarebbe stata proposta una soluzione alternativa: una fascia nera al braccio, segno di lutto. Una mediazione, insomma. Il casco no. Troppo visibile, troppo esplicito. E lui quella mediazione non l’avrebbe accettata.
Il portavoce del Cio, Mark Adams, ha parlato di una decisione presa con “compassione e comprensione”. Parole pesate. Pronunciate in conferenza stampa. Ha ribadito che agli atleti resta la possibilità di esprimere le proprie opinioni fuori dal campo gara, per esempio davanti ai giornalisti. Non durante la competizione. La linea è questa. E non si cambia.
Il casco di Heraskevych con i volti degli atleti uccisi: la decisione del Cio
Dietro la vicenda del casco di Heraskevych, si ricorda che questo non è solo un oggetto tecnico. È un simbolo a questo punto che divide. Da una parte la memoria di chi non c’è più. Dall’altra le regole olimpiche sulla corretta neutralità.
Heraskevych aveva raccontato alcune delle storie che voleva stampare sulla calotta. Ragazzi poco più che ventenni. Allenatori. Campioni nazionali. Secondo i dati diffusi dalle autorità ucraine, più di 650 tra atleti e tecnici avrebbero perso la vita dall’inizio del conflitto. Un numero che ritorna spesso nelle dichiarazioni ufficiali. Seicento cinquanta.
Il casco, nella sua idea, doveva essere un memoriale in movimento. Scendere lungo il budello ghiacciato dello skeleton con quei volti addosso. Un modo per ricordarli.
Ma l’Olimpiade è un terreno regolato. L’articolo 50 non lascia molto spazio alle interpretazioni. Niente messaggi politici in campo gara. E il Cio ha ritenuto che quel casco rientrasse in questa categoria. Non un semplice segno di lutto. Una forma di protesta.
La decisione è arrivata così semplicemente con il richiamo alle norme. Con l’invito a usare altri spazi per parlare. Resta il fatto: Heraskevych non gareggerà a Milano Cortina.