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Perché gli attacchi informatici alle strutture sanitarie sono considerati atti di guerra e cosa cambia

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Un quadro aggiornato sull'aumento degli attacchi informatici a ospedali e infrastrutture critiche, con esempi recenti, rischi per i dati dei pazienti e indicazioni sulle contromisure

NATO e gli alleati valutano che gli attacchi informatici contro ospedali e servizi sanitari possano configurarsi come un atto di guerra. Negli ultimi anni il fenomeno ha assunto rilevanza strategica e sicurezza nazionale. La qualifica si basa sull’impatto diretto sulla popolazione e sulla riduzione della capacità statale di erogare cure. Campagne sponsorizzate da Stati e gruppi affiliati prendono di mira sistemi critici, sfruttando vulnerabilità note e strumenti sofisticati per paralizzare servizi essenziali.

Alessandro Bianchi, ex product manager, sottolinea che la tendenza è in aumento e che le conseguenze operative richiedono risposte politiche e tecniche coordinate.

L’escalation degli attacchi e i loro obiettivi

Le operazioni malevole colpiscono settori eterogenei, dalla difesa alle telecomunicazioni fino ai database biometrici. I rapporti, tra cui l’IBM X-Force 2026 Threat Intelligence Index, indicano che una quota rilevante degli attacchi nel 2026 ha interessato le infrastrutture critiche. Gli aggressori perseguono obiettivi diversi: sottrazione di dati sensibili, interruzione di catene logistiche e compromissione di sistemi operativi essenziali.

In altri casi l’intento è distruttivo. Bloccare servizi pubblici o infrastrutture essenziali può generare panico e creare pressione politica. La dinamica degli attacchi mostra una combinazione di finalità economiche e strategiche, che richiede risposte coordinate sul piano tecnico e politico e maggiori investimenti nella difesa informatica.

Metodi e vettori di attacco

Per sfruttare le vulnerabilità, gli attaccanti combinano tecniche diverse. Utilizzano zero-day, exploit su dispositivi periferici come VPN e gateway, e campagne di social engineering. L’accesso iniziale avviene spesso tramite fornitori terzi o dipendenti che aprono e‑mail compromesse. In altri casi gli aggressori sfruttano falle non corrette in prodotti di gestione mobile o in sistemi OT. L’aumento di gruppi emergenti che mirano a ambienti OT segnala una crescente attenzione verso le infrastrutture fisiche controllate dai sistemi digitali. La tendenza richiede risposte tecniche coordinate e maggiori investimenti nella resilienza dei sistemi.

Impatto sul campo: il caso del centro medico universitario

Il caso citato conferma la necessità di misure pratiche dopo la recente analisi tecnica. Il University of Mississippi Medical Center ha reso noto di aver subito un attacco informatico che ha messo offline diversi sistemi IT, incluso il registro elettronico dei pazienti. L’interruzione ha obbligato alla cancellazione di interventi programmati e alla chiusura temporanea di alcune cliniche. In assenza dei sistemi digitali, i team clinici hanno attivato procedure d’emergenza per garantire le cure in presenza di downtime prolungati.

All’evento hanno partecipato anche agenzie federali come l’FBI e la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency, a conferma che la risposta richiede coordinamento pubblico-privato. L’episodio evidenzia come le strutture sanitarie rimangano un obiettivo ad alto impatto e come la resilienza operativa dipenda da piani di continuità aggiornati e da investimenti mirati in cybersecurity.

Gli sviluppi immediati riguardano il ripristino dei sistemi e le indagini sulle origini dell’attacco, con priorità alla tutela dei dati clinici e alla sicurezza dei pazienti. Si attende che le autorità competenti comunichino i risultati delle verifiche e le misure correttive suggerite.

Conseguenze pratiche per pazienti e operatori

In attesa delle comunicazioni ufficiali delle autorità, gli ospedali e le cliniche passano a procedure alternative quando i registri elettronici risultano indisponibili. Il ritorno al cartaceo o a processi manuali rallenta le diagnosi e i trattamenti. Si registrano ritardi nelle procedure ambulatoriali, nello scheduling degli esami di imaging e nella gestione di terapie complesse, come la dialisi.

La compromissione dei dati espone poi i pazienti a rischi concreti di furto d’identità e frodi. Dati demografici e dettagli di fatturazione possono essere esfiltrati e riutilizzati per scopi illeciti. Sul piano operativo, la perdita di accesso ai sistemi aumenta il carico di lavoro del personale e può incidere sulla sicurezza clinica, con maggiori probabilità di errori amministrativi e ritardi nei piani terapeutici.

Risposte e misure per rafforzare la resilienza

Di fronte alle interruzioni dei sistemi sanitari, le strutture devono adottare misure su più fronti per ridurre la vulnerabilità e proteggere la continuità assistenziale.

Interventi tecnologici e operativi

Occorrono aggiornamenti tempestivi dei sistemi e un patch management strutturato. Il patching regolare riduce la finestra di esposizione a exploit noti. La segmentazione delle reti limita la propagazione degli attacchi e protegge i sistemi clinici critici.

Il monitoraggio in tempo reale dei log e delle anomalie è indispensabile. Strumenti di monitoraggio continuativo e threat detection automatica permettono di individuare deviazioni prima che compromettano i servizi.

Procedure, esercitazioni e governance

Programmi periodici di esercitazione migliorano la reattività del personale e dei team IT. Le prove di risposta agli incidenti devono includere scenari pratici su backup, ripristino e comunicazione interna.

La governance richiede ruoli e responsabilità chiaramente definiti tra direzione sanitaria, informatica e fornitori esterni. La collaborazione tra enti pubblici, vendor tecnologici e centri clinici accelera la condivisione di indicatori e contromisure.

Formazione del personale

La formazione continua del personale sanitario riduce il rischio umano nella catena di sicurezza. I corsi devono coprire protocolli di accesso, riconoscimento di phishing e procedure di escalation.

Nell’insieme, queste misure aumentano la capacità di recupero operativa e riducono l’impatto su attività cliniche e sicurezza dei pazienti. Alessandro Bianchi osserva che, dopo diverse esperienze di startup fallite, la disciplina operativa e l’attenzione al product-market fit della sicurezza informatica sono elementi essenziali per la sostenibilità a lungo termine.

Strategie operative e politiche

Per passare dalle soluzioni tecniche a una difesa efficace, è necessaria una cornice normativa che definisca obblighi di notifica, responsabilità dei fornitori e standard minimi per la protezione delle infrastrutture critiche. Le autorità devono prevedere regole chiare su gestione degli incidenti, requisiti di resilienza e audit indipendenti, oltre a finanziamenti mirati per la formazione del personale sanitario.

Più paesi hanno già avviato campagne difensive coordinate e investimenti in incident response su scala nazionale. La natura transnazionale delle minacce rende tuttavia indispensabili alleanze internazionali per coordinare raccolta di intelligence, contrasto e misure di deterrenza.

La convergenza tra minacce sofisticate e sistemi sanitari sempre più digitalizzati crea un terreno favorevole ad attacchi di portata strategica. Per ridurre il rischio serve un cambio di paradigma: considerare il cyber come componente integrante della sicurezza nazionale e integrare piani di continuità operativa, budget dedicati e obiettivi di gestione del rischio nelle politiche sanitarie. Nei prossimi anni sono attesi ulteriori investimenti pubblici e iniziative di coordinamento internazionale per rafforzare la resilienza dei servizi sanitari.