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Lo smart working non ha salvato il lavoro, ha cambiato le regole del gioco
Provocazione: il re è nudo
Smart working non ha trasformato automaticamente il mercato del lavoro in un modello più equo o più produttivo. È una narrativa comoda che ha messo in ombra criticità strutturali già presenti nel sistema occupazionale. Diverse evidenze mostrano che il lavoro agile ha modificato organizzazione, controllo e confini tra vita privata e professionale, senza risolvere problemi di precarietà e disuguaglianza retributiva.
Fatti e numeri scomodi
Dopo aver modificato organizzazione, controllo e confini tra vita privata e professionale, il lavoro a distanza lascia questioni aperte sulla produttività e sulle condizioni occupazionali.
Secondo uno studio dell’OCSE del 2024, solo il 30-40% delle mansioni nei servizi può essere svolto efficacemente da remoto senza perdita di qualità. Le variazioni sono marcate tra settori e professioni. Settori ad alta intensità di servizio alla persona e produzioni creative registrano performance diverse rispetto a settori basati su processi standardizzati.
Le indagini ISTAT e dei sindacati segnalano inoltre un incremento delle ore non retribuite e una maggiore frammentazione dell’orario. Il modello definito come smart working ha spesso comportato una condizione di sempre connessi, con costi diretti per i lavoratori (utenze, spazio domestico, isolamento) e costi indiretti per le imprese (formazione, sicurezza informatica, erosione della cultura aziendale). Questi oneri non sono stati comunicati con sufficiente trasparenza.
Analisi controcorrente
Questi oneri non sono stati comunicati con sufficiente trasparenza. In diversi casi la transizione al remoto è stata impiegata come pretesto per ristrutturazioni aziendali e per la riduzione di diritti sindacali. Dove la contrattazione è debole, le imprese hanno trasferito rischi e oneri sui singoli dipendenti. La narrativa del benessere domestico ha spesso occultato ricadute reali sulle condizioni di lavoro.
Non tutto è negativo: una parte dei lavoratori ha ottenuto maggior tempo libero e flessibilità. Il problema resta però la generalizzazione ideologica. Lo smart working è uno strumento utile in contesti e professioni specifiche e può risultare controproducente in altri. Per riequilibrare flessibilità e diritti si rende necessaria maggiore trasparenza contrattuale e un quadro normativo più chiaro, con monitoraggi periodici sugli effetti occupazionali.
Le conseguenze pratiche
Il risultato è una polarizzazione del mercato del lavoro. Le professioni ad alta specializzazione e con barriere all’ingresso hanno tratto vantaggio. Le posizioni routinarie si sono ulteriormente precarizzate.
Le città mostrano trasformazioni spaziali evidenti. Alcuni centri urbani registrano una riduzione della domanda per ristorazione e servizi. Le periferie tendono a diventare aree dormitorio.
Non è un dettaglio estetico, è un fatto economico. La distribuzione della domanda influisce su commercio locale, trasporti e investimenti pubblici.
Conclusione che disturba ma fa riflettere
Lo smart working non rappresenta né una soluzione unica né un male assoluto. È uno strumento con benefici reali e costi altrettanto reali.
Le politiche attive del lavoro, le tutele contrattuali e misure di accompagnamento restano imprescindibili. Affidarsi esclusivamente al lavoro a distanza per risolvere problemi strutturali risulta insufficiente.
Occorre inoltre monitorare gli effetti occupazionali e aumentare la trasparenza contrattuale, come indicato nei paragrafi precedenti. Ulteriori sviluppi normativi attesi determineranno l’impatto futuro sul mercato del lavoro.
Invito al pensiero critico
Ulteriori sviluppi normativi attesi determineranno l’impatto futuro sul mercato del lavoro; per questo motivo sono necessari interventi concreti. Serve trasparenza nei contratti, investimenti nelle infrastrutture digitali e politiche fiscali che non scarichino i costi sui lavoratori.
La realtà è meno politically correct: non basta applaudire il lavoro da casa. È necessario regolarlo e renderlo equo, con tutele contrattuali che riconoscano le nuove forme di lavoro. Il re è nudo: la libertà si difende con diritti e norme, non con semplici slogan. Si attendono interventi parlamentari e amministrativi volti a definire criteri di tutela e responsabilità.