Una settimana fa, a Centocelle, un ragazzo di 13 anni ha accoltellato una professoressa, scatenando un forte dibattito sulla sicurezza negli istituti scolastici romani.
Il comitato per ordine e sicurezza a Palazzo Valentini
Il prefetto Lamberto Giannini il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e la direttrice dell’ufficio scolastico regionale si sono riuniti nella mattinata a Palazzo Valentini per definire una strategia d’intervento.
L’obiettivo dichiarato è dare una particolare attenzione all’Istituto di Centocelle, incrementando i contatti con scuole e uffici scolastici affinché le segnalazioni di potenziali problemi arrivino con rapidità.
Controlli random, sensibilizzazione e monitoraggio del web
Tra le misure concrete è prevista l’attuazione di controlli casuali da parte delle forze dell’ordine all’interno delle scuole. Il prefetto ha ribadito che questi controlli, da soli, non bastano; è necessario accompagnarli con attività di sensibilizzazione svolte dagli agenti, tramite incontri diretti con gli studenti.
Già in altre realtà, come a Lamezia Terme, gli interventi preventivi hanno permesso di sventare minacce in tempo reale.
Un altro punto focale è il monitoraggio del web. Gli uffici scolastici sono stati invitati a vigilare sui social network per intercettare eventuali forme di istigazione online. La raccomandazione è di attivare un “watchdog” digitale capace di segnalare contenuti pericolosi prima che degenerino in violenza.
Dibattito sui metal detector: opinioni dei dirigenti
Parallelamente al verbale, è ripreso il tema dei metal detector introdotti dalle circolari del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. I presidi delle scuole romane si sono divisi in tre gruppi ben distinti.
Chi sostiene l’introduzione degli scanner
Angela Minerva, preside del liceo Nomentano e dell’istituto comprensivo Fidenae, ritiene che le regole tradizionali a volte non siano sufficienti; il metal detector potrebbe scongiurare l’ingresso di armi. Anche Gianluca Consoli, capo del liceo Peano di Vigna Murata, non esclude l’uso di questi dispositivi in caso di allarme, pur sottolineando la necessità di psicologi e servizi sociali più robusti.
Chi preferisce alternative o si oppone
Maria Grazia Lancellotti, preside dell’Orazio, avverte che un controllo eccessivo rischia di creare un clima di diffidenza. Gioconda Martucci (Dante-Caravillani) e Simona Simola (Manzoni) condividono l’idea che la sicurezza si costruisca con educazione e non trasformando la scuola in una zona d’alta sorveglianza. Alcuni, come Alessio Santagati (Tasso), temono persino l’effetto “rebound”, dove gli studenti cercano di aggirare il sistema.
Altri dirigenti, tra cui Cinzia Giacomobono (Newton) e Giovanni Cogliandro (Righi), propongono un uso mirato dei metal detector solo in aree ad alto rischio, lasciando la decisione al collegio docenti.
Il prefetto Giannini ha confermato che, nonostante l’assenza di richieste formali di installare metal detector da parte dei presidi, la presenza più capillare delle forze dell’ordine verrà aumentata nei momenti di maggiore tensione. L’approccio rimane incentrato sulla preventiva conoscenza dei contatti tra insegnanti e polizia, per raccogliere segnalazioni tempestive.
L’obiettivo ultimo è garantire che le scuole tornino a essere luoghi sicuramente dedicati all’apprendimento senza trasformarsi in ambienti perentori.
