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Procura di Asti chiama esperti per ricostruire la dinamica dell’omicidio

Procura di Asti chiama esperti per ricostruire la dinamica dell’omicidio

Un solo proiettile, la ricostruzione balistica e le dichiarazioni di difesa delineano una trama complessa nella notte dell’incidente.

Nel cuore del Torinese, nella frazione di Baldissero d’Alba (provincia di Cuneo), la notte tra il 19 e il 20 settembre 2026 si è consumata una sparatoria che ha lasciato un giovane albanese mortale. La procura di Asti ha disposto una perizia balistica per chiarire le dinamiche dell’accaduto, coinvolgendo esperti sia pubblici sia privati.

Il 23 settembre 2026 è stata resa nota la prima analisi medico-legale effettuata all’Obitorio civico di Torino dal medico legale Valentina De Biasio. L’autopsia ha confermato la presenza di un unico foro d’entrata e uno d’uscita, localizzati tra il collo e la scapola della vittima, Gjovalin Lazri trentasei anni, di origine albanese.

Perizia balistica: i primi risultati

Gli specialisti hanno stabilito che il proiettile è stato sparato da una Beretta calibro 9 con un caricatore quasi pieno, dal balcone al primo piano di una cascina in ristrutturazione. La distanza stimata tra il punto di fuoco e il corpo di Lazri è di circa trenta metri. L’esame balistico, affidato al consulente Stefano Conti dovrebbe concludersi entro sessanta giorni e includere un sopralluogo sul luogo del delitto.

Un solo colpo, ma tante ipotesi

Le prime evidenze escludono la presenza di più colpi, contrariamente a quanto ipotizzato in fase iniziale. Tuttavia, la difesa di Roberto Mollo l’autotrasportatore arrestato a piede libero per omicidio volontario e tentato omicidio dei compagni di scasso, sostiene che il proiettile possa aver rimbalzato da una parete della corte interna. L’avvocato Pier Mario Morra afferma che il suo assistito avrebbe sparato “in aria”, con l’intento di spaventare i ladri, non di colpire direttamente.

Ricostruzione dei fatti nella notte del 19-20 settembre

Secondo le indagini, un gruppo di tre o quattro individui, definito dai carabinieri “trasfertisti”, si è introdotto nella cascina armato di torce, guanti, passamontagna e un cacciavite. Nei pantaloni di Lazri sono stati rinvenuti anche duemila euro presumibilmente parte del bottino di precedenti furti. La scena è stata caratterizzata da un corto spazio aperto: il balcone di partenza, la corte interna e l’uscita dove il corpo è stato rinvenuto quasi al limite del cortile.

Durante lo scontro, Mollo ha chiamato il 112 dichiarando: «Ho avuto dei ladri in casa e mi sono difeso. Ho ferito un ladro, non so se è morto». La registrazione della chiamata, diffusa dal Tg1, mostra un tono quasi piatto, ma tradisce la paura del soggetto. I carabinieri hanno riferito di aver udito un secondo colpo a distanza, il cui scopo rimane ancora incerto.

Difesa, ipotesi di rimbalzo e ulteriori indagini

La linea difensiva si basa sull’ipotesi di un rimbalzo del proiettile, una possibilità ritenuta remota dalla ricostruzione balistica, poiché la zona è priva di ostacoli solidi che possano deviare la traiettoria. Il fatto che Mollo abbia scaricato quasi l’intero caricatore della sua arma, a più di trenta metri di distanza, suggerisce una risposta impulsiva. Le autorità stanno comunque verificando se altre abitazioni della zona siano state soggette a furti quella stessa sera, per individuare eventuali collegamenti.

Le conclusioni definitive della perizia saranno disponibili tra circa due mesi, quando i tecnici potranno incrociare i dati balistici con l’autopsia e i rilievi sul campo. Fino ad allora, le indagini rimangono aperte e la ricerca dei compagni di scasso di Lazri è in corso.

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